4. Oh, quante pene evita colui che non segue il suo talento! Egli allontana da sé il dolore, se ne libera, come il serpente si libera della sua pelle. Seguire il proprio talento è vita infelice, ché l'ira strazia il cuore e l'offende. Sta' attento: fa male chi non ascolta! Molte volte ci rimette (= perde il ferro) chi serra... chi allontana i vizi, afferra le virtú. Chi pensa, cerca fama; non faccia tenzone, non faccia offesa chi non val nulla.

5. Per questo chi ha senno non tardi a far versi, ma consideri il danno che hanno gli stolti: essi vivono penosamente. In ciò si loda il sapere: nell'aver moderazione e cura pura con misura: chi ha senno non varia. Chi prende l'èsca, pesca, e chi ha pensieri troppo leggeri si lascia ingannare».

I, 27. Il passo è corrotto (anche la metrica è offesa); ma non so presentare una proposta soddisfacente.

I, 41. La correzione (I Rim. lucch.: ben dir di tanto — o quanto) è del Wiese, Archiv cit., CXVII, 222.

SONETTI

I. La «risposta» vedila in Zaccagnini, I Rimatori pistoiesi dei secoli XIII e XIV, Pistoia, 1907, p. 34, e ora in questo vol., p. 15.

I, 6 «per parer non per forma»: «che sono apparenza, non sostanza».

I, 8 «defetto da ciò che piú forma»: «difetto proveniente dall'intelligenza».

I, 9-10. «E l'intender la ragione del difetto è mezzo ch'è fine del principio ed è, a sua volta, principio naturale del fine».

I, 11-14. Quest'ultimi versi non mi son chiari.