Carlo. — È inutile, Bartolo, non vi ripiglio. Vi siete fatto cacciare tre volte per la vostra pessima condotta; se vi accettassi ancora, non farei che incoraggiare i pari vostri a dare cattivo esempio. Buono voglio essere, non debole.

Bart. — Eh! lo vedo; altro è predicare che si ha diritto a lavorare, altro poi...

Carlo. — È pigliarsi in casa gente indegna di portare il nome di operaio... Andate in vostra pace... In paese ci sono altre officine...

Bart. — Oggi è festa; non ho un soldo ed ho fame.

Carlo. — Se la vostra è fame e non sete, sete di liquori, andate anche voi a ripulire la caldaia della macchina a vapore, e poi vi farò dar io da mangiare. (va presso Oreste, che si alza subito in piedi)

Bart. — (Lo fa per umiliarmi). (esce dalla sinistra)

Carlo. — Bravo; vedo con piacere che hai buona voglia d'imparare. Appena avrò fatto la spedizione delle macchine a Marsiglia, guarderò se ci sarà per te un posto di limatore.

Oreste. — O maestro, io non so come provarle la mia riconoscenza...

Carlo. — Facendoti onore: ora aria, bambino. (va allo scrittoio)

Oreste. — (Ho finito di pigliare scappellotti!) (via correndo dalla sinistra)