Agnese. — Anche la Giulietta non torna più con Cesarino...
Anna. — È inutile far discorsi. Le serve oggi o non sanno far nulla, o bisogna lasciarle fare a loro modo. (siede)
Agnese. — Vuoi che ti suoni qualche cosa, mamma?
Anna. — Per carità, lascia stare la musica; stamane ho i nervi in convulsione... Dà piuttosto un'occhiata ai giornali.
Agnese. — Guardiamo se c'è qualche novità (siede e legge) «Dimostrazioni..... Risse..... Burrasca alla Camera..... Tumulti... Bollettino meteorologico: calma nelle coste».
Anna. — Meno male che le coste le abbiamo tranquille.
Agnese. — Non c'è proprio nulla. Gli stessi dispacci di ieri sera. I morti, e dopo i morti subito quelli che prendono moglie. (legge) «Appendice: Ulisse Grant, il presidente degli Stati Uniti e la sua famiglia». (breve pausa) Oh senti che dice Grant di sua moglie. (legge) «Io le debbo gran parte della mia fortuna e tutta la mia felicità, perchè essa mi ha recato in dote, oltre ad un raro buon senso, una di quelle educazioni che rendono la donna quasi indipendente dall'uomo, e fanno sì che la moglie possa fare per la famiglia quanto il marito, senza rinunziare alle prerogative che fanno così cara ed amabile la donna». Da noi una donna siffatta sarebbe quasi impossibile. Da noi nella donna non si pretende nè educazione seria, nè carattere: un po' di bellezza, un po' di dote, un po' di virtù... tanti pochi che non riescono a fare un intiero.
Anna. — Oh! avessero altrettanto i mariti!
Agnese. — E quel che è peggio non ci offendiamo del poco o nulla che si richiede da noi.
Anna. — Quand'anche l'avessimo a male, dove sono da noi gli uomini come Grant? Per poco che si valga noi donne, sempre più di loro!