L'autore della commedia, con quel soggetto, con quella rivendicazione, dinnanzi a quel pubblico, in quel teatro, era tutto uno spasimo d'ansietà e di paure. Ma Gli ultimi giorni di Goldoni erano messi su con mirabile cura e precisione di scene, di mobili e d'abiti; ma la parte di Goldoni era sostenuta, e con quali spalle, da Cesare Rossi insuperato finora nella trasmissione degli affetti; quella di Nicoletta da Teresa Bernieri; da Claudio Leigheb quella di Battistino; dal povero Arturo Diotti quella di Antonio, e Flavio Andò aveva voluto concorrere alla festa assumendo la parte dello Chénier, come Antonio Colombari quella di Balletti... Quale meraviglia se la sera del 30 marzo 1881 la commedia tornò gradita nella stessa Venezia, come poi nelle altre città, e con tanto accordo di indulgenza che arrivata a Torino fu ritenuta degna di raccogliere il premio drammatico che dava per l'ultima volta quel Comune? Erano in tanti a metterci il meglio del loro ingegno e della loro esperienza! E si trattava di Goldoni, di cui basta pronunziare il nome sempre più luminoso perchè tosto se ne irradii qualche cosa della sua amabile indulgenza, giocondità e cortesia.

INTERLOCUTORI

CARLO GOLDONI.
NICOLETTA, sua moglie.
ANTONIO, nipote di Carlo.
GIUSEPPE CHÉNIER.
BATTISTINO STUCK, Comici italiani al servizio del Re di Francia, pensionati.
SUSANNA BERTINAZZI,
MARIA FARINELLI,
BALLETTI,
GANDINI,
MATTIUZZI,
PIERINA, serva di casa Goldoni.
ROSALIA FARINELLI, maestra di musica.
M. G. RICCOBONI, già attrice e poi scrittrice
RINALDI, professore di lingua italiana.
EMILIA RINALDI, sua moglie.
AGIRONI, farmacista.
LEGENDRE.
BOUCHARD.
Un COMMISSARIO di polizia.
Due agenti di polizia.

L'azione nel 1º atto e nell'intermezzo in casa di Goldoni, a Parigi, in via Richelieu, il 22 settembre 1792; nel 2º in una soffitta in via Mauconseil, il 6 febbraio 1793.

ATTO PRIMO

In casa di Goldoni, via Richelieu, presso il Palazzo Reale. Sala arredata signorilmente secondo lo stile di Luigi XV; ma la mobilia dimostra di avere giusto i suoi trent'anni, per quanto conservata da una buona massaia. In fondo, ai due lati d'una porta che è la comune, due stipi, sopra uno dei quali c'è un busto di Molière fra due vasi di fiori, sull'altro un orologio a pendolo fra due candelieri: sulla scena, a destra dell'attore, un canapè fra due seggiole; a sinistra fra una seggiola ed un seggiolone, un tavolino sul quale ci sono dei libri, un campanello e l'occorrente per iscrivere. Tanto il canapè che il tavolino sono difesi da due paraventi, la cui intelaiatura è coperta d'antica stoffa di colore oscuro ed a disegno chinese. Cinque porte: la comune, come si è detto, nel mezzo in fondo, e quattro laterali; quella al proscenio a destra scorge alla camera da letto di Carlo ed Antonio, e quella a sinistra pure al proscenio alla stanza della signora Nicoletta e di Pierina. Delle altre due quella a destra scorge ad un salotto, e l'altra alla stanza di Battistino. Tra le due porte a sinistra, addossato alla parete e colla tastiera verso il fondo, un cembalo a mezza coda: alle pareti in fondo, sugli stipi, le specchiere dell'epoca; sul tavolino un tappeto, alle porte delle tende, e sull'impiantito una tela di colore oscuro ed unito. È giorno.

SCENA I.

All'alzarsi del sipario suonano le nove al pendolo: ANTONIO, col cappello alla Franklin in capo ed una mazza in mano, entra in iscena con premura dalla destra; quindi a suo tempo BATTISTINO dal fondo, pure con cappello e mazza che depone sulle seggiole.

Ant. (entrando). — Lo zio fa la sua toeletta e non esce di camera per un'altra mezz'ora... se venisse subito Battistino! (va a guardare al fondo) Sono già le nove! Oh! eccolo, finalmente! (Battistino) Ebbene?

Batt. — Buone nuove. Abbi pazienza se non ho potuto fare più presto; ma in questa benedetta Parigi non s'arriva mai!