Ant. — Spero che non gli avrai detto che siamo quassù e nella più dolorosa povertà.

Batt. — Ah! povertà non l'ho detto...

Ant. — Meno male.

Batt. — Ho detto estrema miseria.

Ant. — Battistino!

Batt. — Tonino, fammi il piacere, che quando il bastimento cola a fondo, non si deve pensare che a salvare la pelle!

Ant. — E così il poeta italiano dovrà arrossire della sua miseria dinnanzi al poeta francese? Ma non senti che è meglio morire di fame mille volte?

Batt. — Neanche una, poichè con tante belle libertà e sopra tutte quella di morir di fame, la tua morte non darebbe al povero avvocato che uno schianto di più al cuore! Oh se i sentimenti generosi potessero tener luogo di bistecche e di legna da riscaldare, allora nessuno starebbe meglio di noi. Ma par fatto apposta: più hai idee alte e meno puoi soddisfare i bisogni bassi! Quanto poi alla miseria del poeta italiano, capisco, rincresce, dinnanzi agli stranieri; ma dacchè mondo è mondo, poeta italiano e uomo squattrinato son sempre tornati la stessa cosa... Perchè dunque si dovrebbe fare un'eccezione per lui? Sarebbe un'ingiustizia anche per quelli di là da venire!

Ant. — Meno male se non fosse che la miseria! Ma lo zio declina ogni giorno di più, e per quanto si cerchi di nascondergli le nostre strettezze, come si è fatto delle stragi del settembre e poi del supplizio del Re, io temo che l'abbandono di ogni antico amico gli debba essere fatale. (si asciuga gli occhi)

Batt. — Coraggio, via! Chénier verrà quest'oggi istesso, e quando avrà visto... quello che non c'è, qualche cosa farà perchè il suo vecchio e glorioso amico possa almeno morire tranquillo. Tu va a portare le tue scritture: alla casa ci penso io.