Nanni. — Non li guarderò, non lo saprò e così non me ne importerà nulla.
Bobi (carezzevole). — Nanni...
Nanni (sempre sulle sue). — Lasciami lavorare. Va via.
Bobi. — Raccontami il sogno di tua moglie, e io vado via subito. E se vinco, il terzo.
Nanni. — Bobi, se non te ne vai, ti mando io!
Bobi. — O mondo cane! Se non vuoi giocare, padrone; ma rifiutare poi di guadagnare senza rimetterci altro che due parole, questa davvero non la posso mandar giù!
Nanni (si alza e scende con Bobi alla ribalta). — Ebbene, senti, e poi vattene all'inferno te, il sogno e il giuoco e chi lo ha inventato. Mia moglie sognò dunque che la sua mamma morta or sono tanti anni, la svegliava...
Bobi (tira fuori un libro unto e stracciato e lo consulta rapidamente). — Un momento, un momento. La madre morta... e la figlia che dorme... due numeri... tredici e diciotto...
Nanni. — Uno solo: la figliuola svegliata dalla mamma, ventisette; la so a memoria io la cabala...
Bobi. — Ma prima di essere svegliata, dormiva... diciotto.