Il Casalis, nelle poche linee consecrate alla valle di Formazza, dice la cascata della Toce essere la più bella dell'Europa; il Boniforti l'accenna come la bellissima delle Alpi italiane e non inferiore a nessuna della Svizzera; l'Amoretti, che unico percorreva queste valli fra gli scrittori italiani, quantunque non si lasciasse trasportare d'entusiasmo che per ciò che era mineralogia, tuttavia la dice mirabile. L'Ebel stesso la magnifica, benchè per errore la diminuisca d'un terzo d'altezza. Ecco le sue parole: «Siccome, eccettuata la cateratta del Reno, non vi ha nella vicina Svizzera una cascata con massa sì considerevole d'acque, quella della Frua, è, senza dubbio, delle più notevoli che vi abbia.»

Salite in venti minuti le risvolte della strada tagliata nella rupe, dopo d'avere contemplato da vicino la caduta, eccoci sul ciglione da cui precipita il fiume; di quassù, come da lato, come dalle capanne d'Unterderfrutt, la scena si para sempre grandiosa. Da questo estremo limite al sud della valletta di Uberaufderfrutt o di Sant'Antonio, si spiega dinanzi una parte della valle, senza la vista però dei casolari nascosti nelle anfrattuosità delle falde montane; alla sinistra della Toce sorge una cappelletta con portico, dedicata a sant'Antonio, a lato del Gigeln, altissimo picco direi d'un sol pezzo di viva roccia, che si disterra da questi altipiani.

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Catterina era la più bella ragazza della valle Formazza: gli occhi gareggiavano colle labbra nel sorriso, ed il suo cuore non era meno generoso dell'aspetto. Non era una sola fanciulla in tutta la vallata che nel segreto del cuore non le invidiasse la bionda e foltissima capigliatura, e l'arcana potenza di ammaliare quanti l'avvicinavano.

Nell'estate, in mezzo al suo armento, quando cantava, gli animali alzavano il capo attenti, e cessavano di pascolare...

Nelle lunghe giornate d'inverno, accanto a sua madre, filava il lino, e tutti credevano che passando fra le sue dita bianche e sottili il filo, s'indorasse.

Nell'ampia e pulita stufa della sua casa convenivano nelle serate invernali i più formosi garzoni dei casolari, tutti innamorati di lei, che sorrideva a tutti senza conoscere l'amore.

Quando in coro colle amiche intuonava una bella canzone, Pippo differiva alla domane la confessione di quanto sentiva per lei. Ma avrebbe potuto spiegarlo?

Tuttavia un bel mattino, non si sa se a caso, Pippo incontrò Catterina nella foresta dell'Hireli che riconduceva una capra smarrita. Di tutte le cose toccantissime ch'egli s'era da tanto tempo studiato di favellarle, non potè dir motto. Ma quando alla sera la Catterina con voce più soave del consueto cantò:

«Nel profondo del mio cuore v'ha una cellula ch'io sentii vuota fino a quest'oggi.