— Beati quelli! Paradiso di qua e di là; mentre noi aspettiamo l'inferno nel purgatorio... Se rinasco, m'immaschero anch'io.
— E vedere come si conservano freschi, aitanti oltre il mezzo secolo... mentre io a quaranta...
— Essi non consultano mai la quarta pagina dei giornali!
— A proposito. Ieri all'ufficio postale ho letto l'Armonia: vi faccio sacramento che non vi ha diario che lo sopravanzi per spiritose concezioni, per purità di lingua e per strettissima logica...
In breve tutti gli strali si spuntavano sulla tranquillità apatica del prete, il quale tuttavia lasciava spuntare a fior di labbra un certo risolino indefinibile, forse allora che una favilla spiccava da tanto fumo. Bevi e ribevi, trinca e cionca, i tre finirono per ingolfarsi nel razionalismo, e manomettendo quel po' che ne avevano letto stampato su per le gazzette, diedero un furioso assalto a tutte le religioni positive.
Io che me ne stava fra tanta battaglia spettatore indifferente, pensai quanti pensieri dovevano frullare in capo al prete della montagna, certamente ignaro di ogni contesa filosofica, e che aveva forse creduto che non vi fossero al mondo religioni diverse dalla cristiana, turca ed ebrea. Ma egli sorbiva tranquillamente una fumante tazza di caffè.
Intanto nella via stessa dell'albergo una donna vecchia, scarna, giallognola e quasi cieca, appoggiandosi ad un bastoncino, si recava innanzi ad un'immagine della madonna di Revalvegezzo da qualche Raffaello del paese tratteggiata sul muro, e ginocchioni vi orava tutta raccolta.
Nella sala dell'albergo la discussione non cessava: discussione veramente non era poichè l'affare principale consisteva nel rincarire la dose a chi aveva parlato prima. Mentre s'arrovellavano sull'adorazione delle immagini, ad un tratto, vista la vecchierella che pregava, eccotela in ballo.
— La vedete quella donna? Credete voi che nell'atto suo entri un cicino l'adorazione dell'Ente?
— Impostura!