Noi crediamo più conveniente, per spiegare il più rapido ritiro del ghiacciaio di Money in confronto degli altri due, ricorrere ad un’altra legge esattamente verificata per i ghiacciai della Valnontey, quella cioè per la quale la resistenza dei ghiacciai all’ablazione è tanto maggiore quanto maggiore è l’elevazione dei loro circhi terminali a parità della loro estensione, ed a parità d’elevazione e d’esposizione è tanto maggiore quanto più i ghiacciai sono vicini al centro del massiccio ricoperto di ghiacci. Si sa infatti che la temperatura dell’atmosfera va diminuendo coll’altezza, e, nei limiti delle massime altezze delle nostre montagne, ciò favorisce una maggior precipitazione di acqua allo stato di neve.

Una gran massa ghiacciata, qual è il massiccio del Gran Paradiso, non può a meno di far sentire la sua azione refrigerante intorno e sè, e l’effetto suo va diminuendo naturalmente colla distanza. Ecco infatti che, a parità d’esposizione e d’altre circostanze, noi vediamo nella Valnontey i ghiacciai rialzare la quota del loro limite inferiore di mano in mano che s’allontanano dalle eccelse altezze (Gran Paradiso, Becca di Moncorvè, Punta di Ceresole e Testa di Valnontey) che costituiscono il nocciolo di quella regione ghiacciata. Così noi vediamo i ghiacciai della Tribolazione, di Grand Croux ed il ramo sinistro del Money discendere colle loro fronti sotto i 2400 metri; quindi a destra vanno salendo le fronti del Money a 2600 m. circa, di Patrì a 2750 circa e di Valletta a 2850; e finalmente sulla sinistra le fronti risalgono oltre i 2900 pei ghiacciai di Dzasset e d’Herbetet, a 2950 circa per quello del Sertz ed a circa 3000 per quello di Lauzon.

Da quanto abbiamo esposto si può adunque concludere che i ghiacciai della Valnontey hanno in poche diecine d’anni subìto un rilevantissimo regresso, che se questo non continuò anche negli ultimi anni, in questi si sarà mantenuto uno stato stazionario, ma che tutto porta ad escludere qualsiasi avanzamento.

In relazione coi movimenti oscillatori dei ghiacciai sta evidentemente la piovosità e caduta di neve in un dato periodo di tempo. Le osservazioni fatte a Cogne, ad Aosta e in altre località della valle dall’abate Carrel e da altri fanno constatare una notevole diminuzione nella piovosità della Valle d’Aosta. Non abbiamo ancora i dati relativi a Cogne che il Carrel sta compilando; ma tuttavia non sarà del tutto fuor di luogo riprodurre il seguente quadro compilato e pubblicato[82] da questo prete osservatore e studioso, e che porta la data del 1º luglio 1896. In esso sono comparate le quantità d’acqua caduta ad Aosta sotto forma di pioggia o di neve nel quinquennio 1841-1845 registrate dal canonico Georges Carrel, con quelle relative al quinquennio 1891-1895 notate da J. P. Carrel, esattamente cinquant’anni dopo.

1er TABLEAU
Millimètres d’eau de pluie ou de neige
à la Cité d’Aoste
IIme TABLEAU
Millimètres d’eau de pluie ou de neige
à la Tour du Lépreux (Cité d’Aoste)
Années18411842184318441845TotalAnnées18911892189318941895Total
Janv.39,057,377,923,8173,7371,7Janv.7,814,54,519,558,0104,3
Fév.191,012,3196,792,140,0532,1Fév.1,297,338,40,043,8180,7
Mars0,99,011,336,676,7134,5Mars21,7173,79,35,296,9306,8
Avril44,990,138,62,526,1202,2Avril41,820,11,224,843,4131,3
Mai45,312,781,557,137,8234,4Mai85,319,138,884,78,0235,9
Juin23,510,744,232,868,1179,3Juin46,320,932,233,467,1199,9
Juillet29,058,4124,738,318,0268,4Juillet53,645,335,810,324,4169,4
Août27,055,238,621,0129,2271,0Août53,530,87,325,836,4153,8
Septem.55,187,50,169,845,5258,0Septem.29,842,022,14,05,7103,6
Octob.220,020,7120,0125,547,5533,7Octob.131,788,453,257,044,7375,0
Novem.52,531,5108,525,3100,0317,8Novem.17,549,214,614,8129,0225,1
Décem.55,912,00,070,046,0183,9Décem.10,12,718,82,795,5129,8
Totaux784,1457,4842,1594,8808,63487,0Totaux500,3604,0276,2282,2652,92315,6

È veramente notevole la diminuzione di più che un terzo fra l’acqua caduta nel primo quinquennio e quella caduta nel secondo.

Quando si potessero avere per tutta la regione alpina i dati pluviometrici per lunga serie d’anni, allora il problema glaciale entrerebbe nel suo vero campo: nel campo della meteorologia.


Prima di por fine a queste pagine registriamo una parola di encomio per la guida Giuseppe Barmaz di Pré-St-Didier che ci fu compagno per una ventina di giorni nelle nostre peregrinazioni. Quanto egli ci fu guida capace e sicura nei pericoli, altrettanto si addimostrò paziente ed intelligente nell’aiutarci nelle nostre disagevoli ricerche e segnalazioni le quali se pur riuscirono così modeste, lo sarebbero forse state ancor più senza l’opera sua.

Torino, luglio 1896.