1) Monti, roccie, ecc.

Della Cima di Marguareis e dei distretti rocciosi circostanti ho già data una descrizione abbastanza particolareggiata[85], e, come dissi or ora, avrò occasione di riparlarne per ulteriori studi che vi feci in parecchie visite alla medesima.

Passando alle Alpi Marittime proprie, non dirò che poco sul gruppo del Clapier.—Il Clapier stesso (m. 3046) si presenta molto diversamente, secondo il punto da cui lo si vede. Dal lato di Tenda ha quasi l’aspetto di un cubo, e si vede, all’estremità Est cadente a picco, una punta secondaria alta 3000 m. circa che costituisce l’estremità del crestone orientale. Dal lato nord, figura come una piramide rocciosa molto regolare ed acuta, la suddetta punta secondaria rimanendo nascosta. Dal lato di Val Gordolasca, infine, presenta un dolce declivio terminantesi con un corno arrotondato.

Tutto il fianco sud, dai 2800 m. in su, è coperto da massi di gneiss bruno chiaro, cosicchè il monte merita bene il suo nome; non vi trovai, oltre ai licheni, altra pianta che qualche «Leucanthemum coronopifolium», fiore abbastanza comune anche nei bassi monti e che ivi cresce fin oltre ai 3000 metri. Il muro di roccia a nord del Clapier è molto simile a quello del Marguareis; visto dal Colle dell’Agnel, non mi parve più alto di 300 a 400 metri; dalle rocce sporgenti sotto il segnale, non si vede la base della parete; al di sotto si stende il grande nevato, in parte ghiacciato, di cui parleremo più avanti.

Non ebbi la fortuna di trovarmi sul Clapier col tempo sereno, ma confesso che non credo di aver perduto molto. Le catene delle Graie e Pennine offrono quasi lo stesso aspetto, viste dal Colle di Tenda o dietro a Cuneo, come dal Clapier, e del resto, tra queste cime tanto lontane, non spiccano in modo imponente che pochi gruppi molto nevosi, quali il Gran Paradiso ed il Monte Rosa; il solo picco abbastanza lontano che per se stesso appare maestoso è il Monviso, che si vede da quasi dappertutto; molto attraente è certo l’aspetto della pianura che non è troppo lontana, ma pure spesso velata dalle nebbie; però la si vede ben meglio dalla Besimauda o dal monte l’Arp. Quanto al mare, anche nei giorni più limpidi, mai non vidi—dai monti di queste Alpi, distanti almeno 30 chilometri dalla costa—altro che una specie di piano abbastanza stretto, in apparenza immobile, senza lustro ed il cui uniforme colore bigiastro spiccava sull’azzurro dell’orizzonte. È vero che il Freshfield, dalla Cima di Nasta, vide una cappella vicina a Cannes ed il fumo del treno che proseguiva verso Nizza; ma questo deve essere un caso ben raro! In generale nelle vedute di paesaggi così lontani, c’entra più l’immaginazione che l’occhio, e l’immaginazione la si ha anche quando la nebbia vela l’orizzonte. Per me, le parti più amene del panorama del Clapier sono il bel bacino di San Grato, coronato da prati e boschi, le foreste di castagni dietro a Belvedere, i verdi monti della Valmasca ed attorno a Tenda, e sette laghetti, fra altri il Lago Bianco coperto di «icebergs» e gran parte del Lago Lungo. Imponente è invece l’aspetto di tutte quelle giogaie, per lo più nude, rocciose ed oscure; specialmente distinguonsi l’altissima Serra dell’Argentera, la lunga cresta del Carbonè, i picchi della Lusiera e del Ciaminejas, il Bego simile ad un cupolone, il Capelet, la Cima dei Gelas e la Punta della Maledìa. Quest’ultima, chiamata Cima di Caire Cabret sulla carta sarda, e lasciata senza nome sulla nuova dell’I. G. M., che le dà però 3004 m. d’altezza, mi parve visibilmente più bassa del Clapier, mentre al rev. Coolidge parve un po’ più alta; il sig. Bozano ne diede una descrizione abbastanza particolareggiata nella «Rivista Mensile» del 1891, ritenendo che la quota di m. 3004 sia alquanto inferiore al vero.

Il gruppo del Clapier e dei Gelas dal Monte Bego
Disegno di A. Viglino da una sua fotografia presa d’inverno.

Questo picco, che si vede benissimo dal Lago Lungo e dal Lago Agnel, forma una cresta molto acuta e tagliata quasi verticalmente, così che, da nord e da sud si presenta quale piramide tronca, dai lati molto ripidi; dall’est e dall’ovest invece (anche dal Clapier) perfettamente quale obelisco: il muro verticale a nord, sopra il ghiacciaio della Maledìa, è alto pressochè 200 metri (Vedi l’incisione qui contro).

Fra gli altri monti di questo gruppo, oltre la Cima dei Gelas (3135 m.), abbastanza conosciuta, meritano speciale menzione i due picchi rocciosi della Lusiera (m. 2913 e 2897), singolarmente acuti e precipitosi, con creste dentellate[86].