Anche il Gruppo del Matto contiene parecchi nevati, fra cui uno quasi pendente sul lato della grande parete nord, e due altri più bassi, quello inferiore scendendo forse sino a 2250 m.: essi hanno piccole morene frontali ed alimentano il rio del Latous. Assai più grande è il nevato che scende dalla sella fra le due punte principali (circa m. 3040) verso ovest; esso ha un declivio piuttosto dolce, molto più risentito però lungo le rocce meridionali, e contiene molte concavità acquose, dando acque ai rivi Meiris e Cabrera; si termina con una piccola morena (m. 2950) sopra un lungo dorso di rocce montoni; verso nord, scende sino a circa 2850 m. In complesso, la sua lunghezza è di circa 600 m. con altrettanto di larghezza massima (superficie circa ettari 22).
Dal limite inferiore dei principali nevati persistenti sul lato nord delle Alpi Marittime, risulta un’altitudine di pressochè m. 2550 quale limite medio; questa cifra dimostra bene come la costituzione orografica modifichi profondamente le condizioni naturali di un paese. Infatti, se qui a 2600 m. non è raro di incontrare neve nell’estate, non ve n’è invece, o quasi non ve n’è, al disopra di 3000 m.; e la Punta dell’Argentera dovrebbe essere forse centinaia di metri più alta per avere il culmine coperto di neve perpetua.
4) Idrografia.
I corsi d’acqua alpestri della regione di cui si tratta appartengono, sul lato nord al bacino del Tanaro; sul lato sud a quello di 5 fiumi o torrenti di costa (il Varo, il Roja, il Nervia, l’Argentina ed il Centa). Non abbiamo misure perfette in ciò che concerne la lunghezza di questi fiumi e l’estensione dei loro bacini (quest’ultima assai più importante della lunghezza dal lato idrografico); ecco però misure approssimative:
| Lunghezza chilom. | Ampiezza del bacino chilom. quadrati | ||
|---|---|---|---|
| Tanaro (dal rio Upega sino allo sbocco nel Po) | 260 | 7988 | |
| Tanaro sino a Ceva | 62 | 540 | |
| Negrone (dal rio Upega) | 15 ½ | 63 | |
| Tanarello | 12 | 52 | |
| Pesio (dal rio Marguareis) | 48 | 340 | |
| (sino a Chiusa) | 19 | ||
| Corsaglia | 42 | 320 | |
| Ellero | 41 | 215 | |
| Stura di Demonte (sino a Cherasco) | 111 | 1320 | |
| Stura (sino a Cuneo) | 73 | 600 | |
| Gesso (dal rio Balma Ghiliè) | 45 | 540 | |
| Gesso della Valletta | 22 | 135 | |
| Gesso d’Entraque (dal ghiacc. Clapier) | 19 | 165 | |
| Vermenagna (dal rio dell’Abisso) | 29 | 163 | |
| Varo (dalla sorgente al mare) | 105 | 2279 | |
| (dal rio Sanguinière) | 111 | ||
| Varo sino al confluente della Tinea | 890 | ||
| Tinea | 62 | 550 | |
| Vesubia (dal rio Borreone) | 45 | 280 | |
| Roja (dal piede del Colle di Tenda al mare) | 55 | } | 550 |
| Roja, dal Lago del Basto al mare | 63 | ||
| Miniera, id. id. a S. Dalmazzo | 20 | 75 | |
| Bevera | 39 | 135 | |
| Nervia (dal rio Incisa) | 29 | 200 | |
| Argentina (dal rio Quattrina) | 36 | 220 | |
| Centa (dal Monte Frontè al mare) | 41 | 450 | |
| Arroscia | 37 | 290 | |
NB. La lunghezza, d’ordinario, s’intende quella del principale rio che costituisce il ramo originale del fiume; nelle misure dei bacini idrografici (eccetto quelli del Tanaro e del Varo, misurati più accuratamente da altri) non si potè tener conto abbastanza delle irregolarità del suolo, così che i risultati saranno alquanto inferiori alla vera estensione.
I corsi d’acqua alpestri distinguonsi secondo che sono alimentati principalmente da sorgenti, da nevi eterne o da laghi.—Le sorgenti sono meno numerose e meno copiose nel gneiss centrale delle Alpi Marittime che nei monti calcarei; però, il gruppo granitico possiede due complessi di numerose sorgenti termali (quelle di Valdieri e di Vinadio), distinte tanto per la copia, che per l’alta temperatura dell’acqua e per la sua ricchezza di sostanze minerali. Specialmente ricchi di sorgenti sono i bacini dell’alto Tanaro, del Pesio, dell’Ellero e della Levenza; quest’ultima è alimentata dalla grande fontana intermittente vicina alla Cappella del Fontan.
I corsi d’acqua di quella regione sono raramente continui, e nelle valli superiori incontransi tratti ove gli alvei, tortuosi e riempiti da una sabbia porosa, sono quasi sempre a secco. Così mostrasi la Levenza sotto Briga, mentre più alto ha molta acqua. Su maggiore scala, tali fiumi alimentati principalmente da sorgenti osservansi nel Carso ed anche nella Provenza: ivi, quelli ad occidente del Varo sono affatto differenti dai torrenti liguri. Altra distintiva dei rivi precitati è il deposito bruno o rossastro col quale rivestono le pietre del loro letto, e che accenna alle sostanze calcaree ed al ferro contenuti nell’acqua.
Se il gruppo Centrale delle Alpi Marittime non ha molte sorgenti (pochissime si trovano sopra ai 2200, talune però fin verso i 2600 m.), i nevati ed i laghi servono invece a mantenervi i rivi più copiosi ancora di quelli delle Alpi calcaree. Il rio della Miniera, alimentato da molti laghi, è, quasi in ogni stagione, la corrente più copiosa di tutto il bacino del Roja, sebbene la parte superiore di questo, la cui valle è assai più profonda e più continua, abbia quasi la doppia estensione. La Gordolasca, i rivi di Vallasco, di Meiris, della Ruina, e quasi tutti quelli che scendono dalla catena principale, distinguonsi parimente per la costanza delle loro acque, copiose anche nell’estate e quasi sempre chiare, molto fresche e popolate da numerosi pesci. Anche nell’ottobre trovai il rio della Miniera, sebbene il suo volume fosse quasi raddoppiato, coll’acqua tutta chiara, poichè, provenendo dallo squagliarsi delle nevi o dai temporali, essa quasi tutta si purifica nei laghi.