Quanto ai monti Gúrguri, Varrone parlando dell’antica trasmigrazione dei bestiami dai pascoli di Puglia nell’inverno, a quelli dei monti nell’estate, dice che dalle amene pianure Reatine di qua e di là dal Velino, i muli si menavano nell’estate sugli alti monti Gúrguri: itaque greges ovium longe abiguntur ex Apulia in Samnium aestivatum..... Muli e Rosea campestri aestate exiguntur in Gurgures altos montes. Il Cluverio suppose che questi monti sorgessero verso Norcia, ma l’Olstenio li ha indicati fra Rieti e Leonessa, ove le loro falde ed alture prestano ancor oggi copiosi ed eccellenti pascoli estivi alle greggi: sunt haud dubie montes inter Reate et Leonessam pascuis ovium aestivis per omnem hanc Italiae partem celeberrimi. L’ab. Chaupy poi ne fissò la topografica loro ubicazione presso Poggio Bustone nell’Umbria, fra l’una e l’altra città menzionate dall’Olstenio.

Il Monte Severo poi, sebbene Virgilio lo descriva presso le orride rupi del Tétrico: Qui Tetricae horrentes rupes, montumque Severum, nondimeno il Biondo e Leonardo Alberti lo hanno riposto a Montenegro, e il Cluverio a Norcia: ma l’ab. Chaupy lo ha determinato nei monti di Cantalice, oggi Cima di Monte, monti di Corno e Tilia, divisi dal monte Fiscello dalla sopradetta valle del Fuscello. E sembra che quest’ultima opinione sia la più vera mediante il commento fatto da Servio al verso di Virgilio: Montemque Severum, proprium nomen montis est, sicut agri Roseus. Or si conosce bene che la rosea rura dello stesso poeta si applica alle pianure del fiume Velino e per conseguenza il Severus mons doveva avere base nel suo campo.


Descritto così topograficamente il gruppo del Terminillo, dobbiamo ora descrivere gli itinerari che si possono seguire per salire alla vetta principale. Essi sono sufficienti a dare nello stesso tempo una idea abbastanza esatta di tutto il gruppo.

Da quattro punti principalmente si può incominciare l’ascensione: da Rieti, da Antrodoco, da Sigillo e da Leonessa.


Rieti è la graziosa città Umbra di 16.822 abitanti che siede presso la riva destra del fiume Velino, ai piedi di una collina, in un vasto piano verdeggiante, cosparso di laghetti, fertilissimo, coperto di vigne. La linea ferroviaria che rilega Terni (stazione sulla linea Ancona—Orte—Roma) ad Aquila e Castellamare Adriatico, ha una stazione a Rieti a 41 chilometri da Terni, ed a 63 da Aquila.


Antrodoco è una piccola città bagnata dal fiume Velino, tutta intorno circondata da alte montagne ed addossata al Monte Giano, alto 1826 m. Bella è la sua posizione all’ingresso di parecchie valli ed anguste gole, principali quelle del Velino, che per Sigillo giungono fino a Posta, e quelle di Antrodoco per le quali passa tortuosa la via carrozzabile e la linea ferroviaria a tunnel elicoidali; gole memorande per la strage di circa 4000 francesi commessa nel 1799 dal popolo levatosi in massa.

La strategica posizione di Antrodoco, situato a 490 m. d’altezza, fu riconosciuta dagli antichi Sabini che vi avevano, come indicano le tavole itinerarie, una città, e non un vico, come disse Strabone, Interocrea, nome che accenna alla sua situazione fra i monti.