Piede del Ghiacciaio di Grand-Croux con veduta del Ghiacciaio della Tribolazione
Da una fotografia dell’ing. A. Druetti presa da levante.
L’ora tarda ed il tempo male promettente non ci permisero di fare analoga segnalazione sul ghiacciaio sud il quale ha la sua linea di massima pendenza diretta da est ad ovest con una lunghezza orizzontale in quel verso di 925 metri; la sua larghezza massima è di quasi un chilometro ed il dislivello di 350 metri. Dal crestone sovraccennato potemmo osservare a volo d’uccello questo ghiacciaio il quale, salvo la mole maggiore, si trova nelle stesse condizioni di quello nord.
L’entità del loro detrito morenico, che pare sproporzionata alla potenzialità di questi due piccoli ghiacciai, si spiega colla natura delle rocce incassanti: gneiss tabulari eminentemente scistosi, calcescisti e calcari cristallini, nelle quali rocce la stratificazione molto accentuata con forte inclinazione favorisce la degradazione loro, i franamenti e le lavine.
Ghiacciai del Vallone di Valeille.
Se questo vallone, diretto da nord a sud, non può competere col vicino di Valnontey per copia e maestosità di ghiacciai, gli è però degno compagno per la ricchezza di vette che offre allo sguardo del visitatore e lo supera in regolarità d’andamento e selvatichezza di paesaggio.
E qui non possiamo trattenerci dal riportare integralmente la scultoria descrizione che ne fa l’amico G. Bobba nella sua interessante raccolta di escursioni[75].
«La sua forma regolare di enorme fosso rettilineo, scavato in modo uniforme fra due sponde che l’azione potente degli antichi ghiacciai andò spianando e lisciando, e la mancanza di risalti nella parte più bassa gli danno parvenza d’una via ciclopica, fiancheggiata da tetri edifizi. Il «thalweg» che conserva fin quasi ai piedi dell’ultimo ghiacciaio una larghezza costante di circa 1\2 km. era altra volta verdeggiante di prati; ora innumerevoli frane di sassi scese dalle sponde, massi giganti piombati dall’alto, e capricciose incursioni del torrente lo han ridotto in una triste maceria distendentesi senza tregua da un capo all’altro; alcuni miserabili pascoli quasi soffocati dalle macie, una capannuccia a mezzo il cammino, pochi alberi solitarii, tutto s’accorda nell’improntare di selvatichezza inospitale quel chiuso vallone.»
In questo vallone si verifica lo stesso fatto che in quello di Bardoney e che ancora non rilevammo: là tre piccoli ghiacciai i due di Lavina sul fianco est e con esposizione ad ovest, ed il piccolo ghiacciaio terminale di Bardoney con esposizione a nord: qui pure tre ghiacciai, due (Arolla e Sengie) sul fianco est con esposizione ad ovest, ed uno terminale, quello di Valeille, con esposizione prevalente a nord. In tutti due i valloni v’è mancanza pressochè assoluta di ghiacciai sul fianco ovest esposto ad oriente. Ora, essendo l’esposizione a levante più propizia alla conservazione dei ghiacciai che non quella a ponente, bisogna ricercare nella maggiore ripidezza del fianco ovest la causa della mancanza di ghiacciai.
Ghiacciaio d’Arolla.—Questo ghiacciaio, così chiamato nelle varie carte, compresa quella al 50.000 dell’I. G. M. portante l’indicazione «levata nel 1881», è invece detto ghiacciaio di Rol nell’altra carta al 50.000 dell’I. G. M. portante la dicitura «levata nel 1882» e nel suo ingrandimento al 25.000; lo stesso accade in dette tre carte per la denominazione della Punta detta Grand’Arolla in quella 1881 e Punta Rol in quella 1882 e nell’ingrandimento al 25.000; nasce inoltre confusione fra il M. Veso nella prima e la Punta di Forches (di Forzo) nelle altre due.