Così, sebbene materiale di letteratura, sebbene sempre attorniate da una cerchia di letterati, passarono, senza esercitare alcuna influenza sopra la letteratura del tempo loro, senza lasciare un libro, una pagina, un motto che a quel tempo sopravvivesse. Noi, infermi di curiosità, ci affatichiamo oggi a rintracciare per gli archivi e le biblioteche le orme loro, ci affacciamo in ispirito a que' salotti, riponiamo al loro posto i medaglioni, gli specchi, gli stucchi, le stoffe, delle quali c'è noto perfino il colore; ma al primo sussurrare delle voci, ci assale un senso di stanchezza e di noia. Aria! Aria! Apriamo le finestre: entrino nei salotti ammuffiti nuove correnti di sentimenti e di idee. Ecco, quanto sentiva di rossetto e di cipria, quanto sapeva di goffa imitazione francese, è spazzato: la Verza, la Grismondi, l'Albrizzi, la Martinetti, si dileguarono come fantasmi; i pastelli di Rosalba Carriera presero la via del museo. Eccolo il salotto italiano. Potete voi entrare a scaldarlo con la fiamma degli animosi presagi, o Teresa Confalonieri, o Costanza Arconati, o Cristina di Belgioioso!


VINCENZO MONTI
(1754-1828)


CONFERENZA
DI
Ernesto Masi.

Per discorrere di Vincenzo Monti mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.

La letteratura italiana, non dirò moderna (perchè a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal Parini e dall'Alfieri.

Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi?