.... Harmonie! Harmonie!

Langue que pour l'amour inventa le génie!

Qui nous vins d'Italie, et qui lui vins des cieux!

Tutti al mondo erano convinti che quel fiume di melodia che circolava per l'Europa, commovendola e deliziandola, aveva le sue origini in Italia; e tutti dovevano venir qui a tuffarvi lo spirito, a prendervi come un salutare lavacro. Intanto non c'erano nè piccole nè grandi corti, nè cappelle, nè teatri fuori d'Italia che non avessero maestri, cantanti o suonatori italiani; nè c'era promettente maestro fuori d'Italia il quale non sentisse il bisogno di passare le Alpi, di stare parecchi anni nella penisola, di attingere alle scuole ed ai maestri di Napoli, di Bologna, di Roma, di Venezia, raccogliendo tesori di sapere e di ispirazione che andava poi a svolgere tornando in patria.

Altri tempi, o Signore! Adesso invece sono i nostri maestri che vanno tutti, se non coi piedi, certo collo spirito in Germania e in Francia e là sentono il bisogno di attingere i criterii e i procedimenti dell'arte! Vi ha però una differenza. Nel secolo passato i buoni maestri tedeschi venivano in Italia, pagavano il loro grande tributo alla maniera italiana, ma da codesta didattica, da codesta specie di ginnastica, ritraevano una forza propria con la quale giungevano poi a belle creazioni originali; e dopo l'Idomeneo nasceva il Don Giovanni; e dopo il Trionfo di Clelia nasceva l'Alceste. Questi scolari della musica italiana insomma si chiamarono Hendel, Hasse, Glück, Mozart, Haydn; e si chiamarono dopo Niccolai e Mayerbeer, Nidermayer; mentre da trent'anni a questa parte, (sarà una disgraziata combinazione!) non abbiamo ancor visto nessuno dei giovani peregrinanti nelle regioni dell'avvenire tornare in Italia così musicalmente forte da piantare orme profonde, durevoli e gloriose.

II.

L'Italia nel secolo scorso conseguiva e manteneva questo grande primato perchè essa in sostanza dava alla musica tutti i suoi elementi più geniali e più vitali. Cominciamo dalla lingua. Era convincimento universale formulato poi in parole entusiaste da Gian Giacomo Rousseau nella prefazione al suo Dizionario, che la nostra lingua, così felicemente contemperata di vocali e di consonanti, colle cadenze delle parole nelle quali la voce può a piacimento indugiare ed espandersi, fosse non solo la lingua più acconcia alla musica ma la lingua esclusiva della musica. Il Rousseau arrivò a dire che non sapeva immaginare ottima musica se non modulata sopra parole italiane, anzi sopra versi di Pietro Metastasio!

L'Italia dava alla musica di tutta Europa i maestri, i metodi, la melodia, il bel canto, i cantanti. Fermiamoci un poco ad esaminare il fenomeno della grande feracità del suolo d'Italia nel produrre esecutori perfetti. L'idea che di qua dalle Alpi solamente la natura formasse le ugole perfettamente idonee al bel canto, è stata ormai sfatata dalla fisiologia e dalla esperienza. La sola legge che spiega davvero questo fenomeno è la solita costante e universale di ogni produzione; la legge della richiesta.

Guardate il nostro secolo. Nella musica del secolo decimonono è venuto acquistando invece sempre maggior prevalenza l'elemento polifonico orchestrale. Esso infatti cominciò colla prima delle nove sinfonie di Beethoven, la quale fu precisamente composta nel 1800. Ogni decade di questo secolo segna un incremento continuato dell'elemento polifonico orchestrale, il quale va aumentando in tal misura, tanto nelle opere teatrali che nella musica extra teatrale, che noi non potremmo scompagnare più i due elementi. Ditemi voi che cosa diventerebbe il Crepuscolo degli Dei di Wagner separato dall'elemento polifonico che tutto lo avvolge, lo compenetra e lo commenta?... Invece nel secolo passato la musica, massimamente teatrale (ed è di questa che io intendo solo di occuparmi) quasi tutta consisteva nella ricerca di affetti mirabilmente significanti per mezzo della voce umana. Facendo ora riscontro all'esempio citato di Wagner e del Crepuscolo degli Dei, io dico che se voi sopprimete l'orchestrale alla “Serva padrona„ o al “Matrimonio segreto„, di certo voi toglierete qualche particolare grazioso; toglierete anche un substrato armonico, di tanto in tanto assai piacevole. Ma la sostanza dell'opera, ma il dialogo musicale permane in tutta la sua integrità, e diciamo pure anche in tutta la sua efficacia; o con una ben piccola differenza.