Ad Avignone un farmacista, fratello di uno dei capi masnada, ebbe l'orribile idea di intossicare con sostanze venefiche, probabilmente stramonio, i pacifici cittadini che divenivano così subitamente sanguinari.

Non ci meravigli questa strana influenza nelle rivolte dei criminali e dei pazzi ad un tempo.

Io ho a lungo dimostrato e più volte nelle mie opere, che mentre tutti gli uomini amano, odiano il nuovo, solo i matti, i mattoidi e i criminali nati hanno per questo una speciale attrazione.

Il criminale è, sopratutto per la sua natura impulsiva e per odio delle istituzioni che lo colpirono o che lo inceppano, un ribelle politico perpetuo, latente, che trova nelle sommosse il modo di sfogar doppiamente le sue passioni, e di vederle, per la prima volta, approvate anco dal pubblico. Ed è certo che costoro vedono, forse ispirati dalla passione, i difetti dei governi che ci reggono, meglio e più giustamente che non faccia la media degli onesti.

Gli è che in costoro l'anomalia organica prepara il terreno al minore misoneismo, ch'è il carattere normale dell'uomo onesto.

VI.
L'azione della folla.

Ma malgrado il coobarsi di tutte queste cause, sarebbe assurdo il pretendere che ad esse solo si debbano le feroci rivolte dell'89.

La causa più forte di tutte, quella che gli alienisti soli, insieme a Ferri e a Sighele hanno avvertita in questi ultimi tempi, è quel virus terribile che nasce dalla folla.

È un'osservazione che io feci fin dal '76[8] solo osservando le riunioni di persone onorate, come i colleghi e gli studenti, che dalla riunione di questi invece di aversi la somma si aveva la sottrazione delle loro virtù.

Chi ha studiato l'uomo, o meglio ancora sè stesso, in mezzo ai gruppi sociali, di qualunque genere siano, avrà osservato come esso sovente si trasforma, e da onesto e pudico che egli era e che è tutt'ora da solo e tra le pareti domestiche, si fa licenzioso, e fino immorale.