CONFERENZA
DI
Cesare Lombroso.
I.
Rivoluzione e Misoneismo.
Quella che si suole chiamare Rivoluzione dell'89, non fu che una grande rivolta e un grande delitto politico che servì ad aumentare una triste serie di comuni delitti; per cui chi vuol trattare dei suoi elementi criminosi dovrebbe rifarne tutta la storia; il che nè è mio cómpito, nè sarebbe possibile in poche pagine.
Lasciando dunque agli storici l'esposizione dei tristi fatti, quella che sarebbe detta in lingua giuridica la requisitoria penale, facciamone noi che siamo solo poveri alienisti la diagnosi e la psicologia patologica.
Ho detto che quella fu una rivolta ed un delitto politico, e mi occorre prima di ogni altra cosa darvene la ragione, e perciò partire dall'esporvi in che consista, ai miei occhi, dopo gli studi non brevi che feci in proposito, il delitto politico.[1]
Il delitto politico ha la sua base nel ribrezzo naturale nell'uomo per ogni novazione, sia essa politica, religiosa o artistica, talmentechè, ogni progresso diventa un fatto antisociale, quindi un delitto, quando urta troppo profondamente gli istinti conservatori delle masse.
Questi istinti sono tanto più tenaci e più radicati, quanto meno la razza è progredita.
Misoneismo. — Un fanciullo a cui si affaccia la prima volta un oggetto nuovo, dà in ismanie e tenta fuggire, e ciò solo per paura del nuovo: perciò voi lo vedete farsi perfino feroce se lo cambiate di stanza, ed impaurirsi ad ogni mobile nuovo; se ne osservarono di quelli che volevano vedere sempre la stessa pittura e riudire la solita novella con gli stessi termini. Guai a mutarli!