La società nostra, così com'è, è sorta in quel periodo di tempo, quando la proprietà individuale si affermò in tutta la sua potenza e la forma antica decadde.

Non vi fu nella trasformazione qualche cosa che la classe vincitrice volle con soverchio egoismo ottenere? L'abolizione di tutti quei diritti, che garentivano il minimo di esistenza alle masse e attutivano gli urti più dolorosi fu veramente un benefizio? Lo spirito individualistico e atomico, che s'infiltrò nelle classi dirigenti e che parve distruggere ogni opera collettiva, fu veramente un bene? Noi non oseremmo dire e non vorremmo.

Ogni reazione tende per sua natura a eccedere. E noi invochiamo oggi, più nuove e più larghe, molte di quelle forme che abbiamo disfatte e invochiamo quella solidarietà, che il giacobinismo individualista volle sradicare. L'immenso fiume della umanità anche questa volta rimonta, e noi, che non ne sappiamo le origini lontane e che non ne vediamo nè forse ne vedremo giammai la più lontana foce, siamo trascinati dalla corrente, per vie che, buone o false, sono sempre necessarie.


IL REGNO D'ETRURIA


CONFERENZA
DI
E. Melchior de Vogüé.

Questa conferenza fu tenuta in francese; essa fu tradotta in italiano da Guido Biagi.