—Scendo subito,—rispose il ragazzo.—Ma l'albero mi ripara, non dubiti.[6] A sinistra, vuole sapere?

—A sinistra,—rispose l'uffiziale;—ma scendi.

—A sinistra,—gridò il ragazzo, sporgendo il busto da quella parte,—dove c'è una cappella mi par di veder....

Un terzo fischio rabbioso passò in alto, e quasi ad un punto[7] si vide il ragazzo venir giù, trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami, e poi precipitando a capo fitto colle braccia aperte.

—Maledizione!—gridò l'uffiziale, accorrendo.

Il ragazzo battè della schiena per terra e restò disteso con le braccia larghe, supino; un rigagnolo di sangue gli sgorgava dal petto, a sinistra. Il sergente e due soldati saltaron giù da cavallo; l'uffiziale si chinò e gli aprì la camicia: la palla gli era entrata nel polmone sinistro.—È morto!—esclamò l'uffiziale.—No, vive!—rispose il sergente.—Ah! povero ragazzo! bravo ragazzo!—gridò l'uffiziale;—coraggio! coraggio!—Ma mentre gli diceva coraggio e gli premeva il fazzoletto sulla ferita, il ragazzo stralunò gli occhi e abbandonò il capo; era morto. L'uffiziale impallidì, e lo guardò fisso un momento;—poi lo adagiò col capo sull'erba;—s'alzò, e stette a guardarlo;—anche il sergente e i due soldati, immobili, lo guardavano:—gli altri stavan rivolti verso il nemico.

—Povero ragazzo!—ripetè tristamente l'uffiziale.—Povero e bravo ragazzo!

Poi s'avvicinò alla casa, levò dalla finestra la bandiera tricolore, e la distese come un drappo funebre sul piccolo morto, lasciandogli il viso scoperto. Il sergente raccolse a fianco del morto le scarpe, il berretto, il bastoncino e il coltello.

Stettero ancora un momento silenziosi; poi l'ufficiale si rivolse al sergente e gli disse:—Lo manderemo a pigliare[8] dall'ambulanza: è morto da soldato; lo seppelliranno i soldati.—Detto questo mandò un bacio al morto con un atto della mano e gridò:—A cavallo.—Tutti balzarono in sella, il drappello si riunì e riprese il suo cammino.

E poche ore dopo il piccolo morto ebbe i suoi onori di guerra.