—Grazie, Marta,—replicò con affabilità la signora Susanna.—Verrei da voi volontieri; ma è già tardi e il desinare ci aspetta. Accetto il vostro ombrello che vi farò avere più tardi. E grazie di nuovo.
Ferruccio e Cecilia ridevano fra di loro contemplando quell'ombrellone da curato che pareva dover proteggere sotto le sue ali un'intera famiglia.
—Tutti e tre a braccetto, tutti e tre a braccetto,—esclamò la ragazza battendo le mani.
—Nemmen per sogno,[3] bimba che sei,—riprese la madre.—A te il mio parasole, Ferruccio terrà l'ombrellone e farà da cavaliere a me.
Queste disposizioni piacquero poco a' due cugini le cui facce si allungarono di alcuni centimetri. Ma la signora Susanna non se ne accorse, perchè in quel momento ella s'era voltata al rumore di una carrozza che si avvicinava.
Era la timonella del dottor Lonzi.
—Signora Mellini,—gridò il dottore fermando il cavallo e sporgendo la testa fuori del mantice alzato a metà,—vuol salire in timonella? Ho un posto disponibile.
—In verità,—rispose la signora Susanna,—se non credessi di farla deviare dal suo cammino, accetterei.
—Si figuri.... Passo anzi davanti alla sua villa. E in ogni caso.... Mi dispiace piuttosto di non potere offrire ospitalità a que' due signorini.
—I due signorini vanno a piedi,—disse Cecilia tutta contenta.