Pose dentro al sacco un po' di crusca e della cicerbita: e sdraiandosi per terra come se fosse morto, aspettò che qualche giovine coniglio, ancora novizio dei chiapperelli venisse a ficcarsi nel sacco per la gola di mangiare la roba che c'era dentro.
Appena si fu sdrajato, ebbe subito la grazia. Eccoti[9] un coniglio, giovane d'anni e di giudizio, che entrò dentro al sacco: e il bravo gatto, tirando subito la funicella, lo prese e l'uccise senza pietà nè misericordia.
Tutto glorioso della preda fatta andò dal Re,[10] e chiese di parlargli.
Lo fecero salire nei quartieri del Re, dove entrato che fu[11] fece una gran[12] riverenza al Re, e gli disse:
—Ecco, Sire, un coniglio di conigliera che il signor marchese di Carabà—era il nome che gli era piaciuto di dare al suo padrone—mi ha incaricato di presentarvi da parte sua.
—Di' al tuo[13] padrone,—rispose il Re,—che lo ringrazio e che mi ha fatto un vero regalo.—
Un'altra volta andò a nascondersi fra il grano, tenendo sempre il suo sacco aperto; e appena ci furono entrate dentro due pernici, tirò la corda e le acchiappò tutte e due.
Corse quindi a presentarle al Re, come aveva fatto per il coniglio di conigliera. Il Re gradì moltissimo anche le due pernici e gli fece dare la mancia.
Il gatto in questo modo continuò per due o tre mesi a portare di tanto in tanto al Re la selvaggina della caccia del suo padrone.[14]
Un giorno avendo saputo che il Re doveva recarsi[15] a passeggiare lungo la riva del fiume insieme alla sua figlia, la più bella Principessa del mondo, disse al suo padrone: