Da due o tre parti si cominciò a dire:—Legga, legga.—E il signore ufficioso non si fece pregare, e spiegando il foglio lesse una diffusa descrizione del lugubre fatto, il quale può riassumersi in brevi parole. Nel cuor della notte, a cinque o sei miglia da Douvres, un vapore mercantile inglese aveva squarciato il fianco d'un vapore tedesco carico d'emigrati e lo aveva mandato a picco[1] in meno d'un quarto d'ora. Su seicento persone se n'erano salvate centocinquanta al più. Erano perite intere famiglie. Il vapore inglese, dopo aver messo in mare le imbarcazioni e aver raccolto quanti più naufraghi avea potuto, era stato costretto a riparare in un porto molto malconcio. S'era aperta una delle solite inchieste.
A questa lettura tennero dietro i commenti che parevano non voler più finire.
—Che tragedia!
—Ma! Pare impossibile che con un po' di prudenza non si debbano evitare simili disgrazie.
—Ci sono pericoli tanto in terra quanto in mare.
—A pensarci su troppo non ci si muoverebbe mai di casa.
—Eh, anche in casa i guai ci capiterebbero addosso quando meno ce li aspettassimo.
—Una buona dose di fatalismo è indispensabile nella vita.
Queste profonde considerazioni furono interrotte da un viaggiatore nervoso il quale disse:—Non si potrebbe mutar discorso?
—Sì, sì,—risposero parecchi.—Parliamo di cose allegre.