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Vidi il capitano avanzarsi con un revolver in mano verso alcuni de' più riottosi.
—Chi disubbidisce lo uccido,—egli disse con un piglio che non lasciava il minimo dubbio sulla sincerità delle sue intenzioni.
—Non ci sta più nessuno,—si gridò da una delle lancie.
—Prendete il largo,[6]—ordinò il capitano.
—Prendete il largo,—egli ripetè voltandosi fieramente e puntando la pistola contro un tale che voleva opporsi.
Non pochi intanto, o pazzi, o disperati, o impazienti, s'erano gettati in mare, sia nel desiderio di finirla più presto, sia nella speranza di esser raccolti da un'imbarcazione o di guadagnar a nuoto la riva.
Avrei forse potuto cacciarmi avanti, scendere anch'io in una lancia, ma lasciavo passare gli altri, non per magnanimità, non per disamore della vita, ma per accidia, per una specie di fatalismo, o, meglio ancora, per una fiacchezza generale di tutte le membra, aggiunta a un'ansia affannosa, a un'oppressione di respiro che mi teneva inchiodato al mio posto e mi annodava la lingua.
Come si può ben credere, i passeggeri delle varie classi erano mescolati insieme, e in mezzo alla calca io non vedevo più nessuno dei compagni di viaggio con cui avevo chiacchierato piacevolmente nelle prime ore del tragitto. O forse li vedevo senza riconoscerli, tanto le fisonomie eran contratte dal terrore, tanto gli atteggiamenti erano strani, tanto era grande il disordine dei vestiti, seppur la parola vestito poteva applicarsi a quelle camicie cascanti, a quelle sottane male allacciate, a quei mantelli gettati sulle spalle come vien viene.[7]
Io pensavo agli sposi Riani, pensavo ai discorsi che essi avevano fatto nel dopopranzo, quasi avessero avuto un presentimento di ciò che doveva succedere. E chiedevo a me stesso: Dove saranno? Saranno ancora a bordo? Saranno in un'imbarcazione? Saranno affogati?