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Sandrino erborizzava sulla collina, specialmente in vicinanza d'una casa bianca, che sorgeva in sito aprico davanti d'un bosco. Egli assaporava con delizia la pace e la solitudine dei campi, ascoltava il ronzio degli insetti, lo stormire delle fronde, il canto degli uccelli, osservava attentamente l'aspetto vario e pittoresco dei monti e della sottostante pianura, che si perdeva da lontano nei vapori d'autunno.
Suo padre gli aveva fatto percorrere gli studi legali per farne un avvocato, un procuratore del Re od un prefetto, forse anche un deputato e un ministro come lo zio. Sandrino, ubbidiente ai paterni voleri, era diventato dottore, malgrado la sua antipatia pei codici e le pandette; ma le sue inclinazioni lo portavano all'amore della natura.
Aveva passata l'infanzia in mezzo a quelle colline, correndo dietro alle farfalle con sua cugina, e quelle corse vagabonde gli lasciarono nell'animo una soave memoria. La necessità degli studi lo aveva diviso dall'Annina; essa era entrata in un istituto d'educazione, egli era partito pel collegio. Finito il corso legale all'università di Pavia e ritornato a casa colla laurea, aveva ritrovato la cuginetta divenuta grande, bella e modesta, come lui memore del passato, desiderosa di riprendere le corse d'una volta, ritenuta soltanto dalle convenienze sociali, che li obbligava entrambi a trattarsi con cerimonia.
Appena giunta la lettera dello zio ministro, che annunziava la notizia della prossima sua partenza per Roma, Sandrino sentì un desiderio irresistibile di erborizzare intorno al muro di cinta della casa bianca, e salì sulla collina del bosco. Raccolse per via alcuni fiori, ma giunto al solito sito, abbandonò la ricerca dei semplici, e incominciò a guardare in aria. Certo non pareva più un erborista, ma rassomigliava piuttosto ad un astronomo che cerca il suo astro. Vedendo che l'astro non compariva all'orizzonte... d'una finestra, si decise di tirare il campanello. Poco dopo la mamma d'Annina gli aperse l'uscio, e lo accolse lietamente, dicendogli:
—Venite avanti, Sandrino; che nuove ci recate?
—Brutte nuove!...
—Oh, come?...
—Vengo a darvi l'addio della partenza, rispose il giovane con voce commossa.
La signora Matilde sentì una stretta al cuore che le impedì di fare nuove domande, lo fece entrare nel salottino a pian terreno, ove si trovava l'Annina col suo lavoro, lo fece sedere, riprese il suo posto, e potè finalmente annunziare la triste novella a sua figlia.