Il gatto, che trottava sempre avanti la carrozza, ripeteva sempre le medesime cose a tutti quelli che incontrava lungo la strada; e il Re rimaneva meravigliato dei grandi possessi del signor marchese di Carabà.
Finalmente il gatto arrivò a un bel castello, di cui era padrone un orco, il più ricco che si fosse mai veduto; perchè tutte le terre, che il Re aveva attraversate, dipendevano da questo castello.
Il gatto s'ingegnò di sapere chi era quest'uomo, e che cosa sapesse fare: e domandò di potergli parlare, dicendo che gli sarebbe parso[22] sconvenienza passare così accosto al suo castello senza rendergli omaggio e riverenza.
L'orco l'accolse con tutta quella cortesia che può avere un orco; e gli offrì da riposarsi.
—Mi hanno assicurato,—disse il gatto,—che voi avete la virtù di potervi cambiare in ogni specie d'animali; e che vi potete, per dirne una,[23] trasformare in leone e in elefante.
—Verissimo!—rispose l'orco bruscamente,—e per darvene una prova, mi vedrete diventare un leone.
Il gatto fu così spaventato dal vedersi dinanzi agli occhi un leone,[24] che s'arrampicò subito su per le grondaje, ma non senza fatica e pericolo, a cagione dei suoi stivali, che non erano buoni a nulla per camminar sulle grondaje de' tetti.
Di lì a poco,[25] quando il gatto si avvide che l'orco aveva ripresa la sua forma di prima, calò a basso e confessò di avere avuto una gran paura.
—Mi hanno per di più assicurato,—disse il gatto,—ma questa mi par troppo grossa e non la posso bere, che voi avete anche la virtù di prendere la forma dei più piccoli animali; come sarebbe a dire,[26] di cambiarvi, per esempio, in un topo o in una talpa: ma anche queste son cose, lasciate che ve lo ripeta, che mi paiono sogni dell'altro mondo!
—Sogni?—disse l'orco.—Ora vi farò veder io!—