Il ministro colla sua abitudine d'osservazione sorprese più volte lo scambio degli sguardi fra Sandrino e l'Annina, e non tardò molto a penetrare il mistero del loro amore.
Alla sera fu illuminato il villaggio, e vennero slanciati dei fuochi d'artificio, che a giudizio dei più vecchi non s'erano mai veduti.
Finalmente, prima d'andare a letto, il ministro disse al fratello:
—Domani parleremo dell'avvenire di Sandrino: sono deciso di condurlo a Roma, ma prima voglio intendermela[6] con lui. Domattina lo chiamerò per tempo nella mia stanza, voglio dargli una buona lezione! La nostra gioventù perde la bussola, io lo metterò sulla buona strada. Intanto felice notte.
I circostanti risposero:—Felice notte, buon riposo,—e se ne andarono a letto, tutti contenti e pieni di speranze per l'avvenire... meno l'Annina.
*
* *
All'indomani per tempo, il ministro, come aveva promesso, fece chiamare Sandrino, e, fattoselo sedere dirimpetto, gli disse:
—Dimmi francamente, vieni a Roma volontieri?
—Io, sì, s'immagini!—rispose freddamente il giovane.
—E che cosa vuoi fare a Roma?—soggiunse lo zio.—Credi forse di venir a fumare il sigaro tutto il giorno pel corso,[7] di fare all'amore con tutte le belle, e di giuocare al bigliardo?