—Cimabue che conosceva l'ortica al tasto,—rispondeva con una voce in cui si sentiva un'improvvisa contentezza.

—Mi perdona?—le domandavo.

—Oh buon figliuolo!—rispondeva;—perdoni lei a me, che sono una brontolona e una zotica. Ma veda: glielo dico per il su' bene che non venga a casa tardi perchè... io non ho mica il diritto di impicciarmi nella sua condotta... si capisce... ma ho notato che tutte le sere che viene a casa tardi, e non studia più, la mattina dopo è di malumore.

—Ha ragione, padrona, ha ragione! Apra la porta, e facciamo pace.

Essa apriva la porta e non faceva mai in tempo a levarsi il fazzoletto dagli occhi.

Così passarono sei mesi.

Un giorno, dopo una settimana intera di preparativi e di esitazioni, mi feci forza e le dissi, guardandola fisso negli occhi:

—Padrona, io debbo partire da Firenze.

—Dove va?

—A casa mia.