Viene alfin dopo molti un dì sereno,

e quel giorno sereno vedrà il poeta briaco fradicio.

Ecco qui il vino nemico d'amore, anzi antidoto d'amore, ed è questa una parte che d'ora in poi gli toccherà fare di sovente, e come tale sarà invocato da quasi tutti i poeti soggettivi, locchè prova che i poeti tengono l'amore in conto di peggiore flagello che non sia l'ubriachezza.

Ci sono però le eccezioni. Ovidio insegna il modo di farlo complice d'amore; e parlo altrettanto delle complicità fisiologiche a cui alludevano le vittorie e le sconfitte accennate dal mio amico il prof. Mosso, quanto di vere e proprie complicità, che danno aiuto di circostanze, di fatti visibili, estrinseci, maliziosi, comici, usati in tutti i tempi e credo presso tutti i popoli civili.

Qui vi domando larga licenza di citazioni che toglierò dall'Arte amatoria.

Dopo aver detto dei festini che dànno facile occasione di colloquii amorosi, Ovidio segue a questo modo:

«Là spesso l'amore, imporporato stringe fra le tenere braccia le anfore di Bacco. Appena le sue ali sono imbevute di vino, Cupido, insonnito, rimane fisso al suo posto, ma poi scuote velocemente le umide penne, ed è pure nocivo avere il petto così spruzzato d'amore. Il vino dispone gli animi, e li fa accensibili, e diluisce le cure. Allora sovente le fanciulle rapirono il cuore dei giovani. Venere col vino, è fiamma con fiamma. Allora, non dar troppa fede alla fallace lucerna, al giudizio della bellezza la notte ed il vino non conferiscono».

E basti per la fisiologia. Ma più sotto, sono veri ammaestramenti che egli ricava dal vino.

«Quando dunque godrai dei doni di Bacco e una donna sederà accanto a te, sullo stesso triclinio, scongiura dal padre Nittileo e dai notturni sacrifizî, che non comandino al vino di salirti al capo. Là potrai con velate parole aver licenza di dir molte cose, che ella intenderà esserle dirette. Una goccia di vino ti basterà per segnare sulla tavola emblemi dove essa leggerà la prova del tuo amore. Rapiscile primo, la coppa che fu toccata dalle sue labbra, e da quella parte dove essa bevette, bevi.

«Ed ora apprendi la giusta misura che devi tenere bevendo, ed è che la mente ed i piedi facciano ciascuno il suo ufficio. La tavola ed il vino generino allegrezza; se hai voce, canta, se sei snello, salta, e per quali doti tu piaccia, vedi di piacere. Come la vera ebrietà nuoce, così giova la simulata. Fa che la tua subdola lingua mandi incerta suoni scilinguati, cosicchè a quanto dirai e farai di un po' lesto, si attribuisca per sola causa, il soverchio vino. Ed augura alla tua donna ogni bene, ed ogni bene augura al di lei marito, ma, in tuo cuore, al marito prega ogni malanno».