Qualche anno fa, l'anno 1874[[IV-1]], gli olmi del contorno di Torino erano brulli e senza foglie: i viali non avevano più ombra, i rami nudi come a mezzo dell'inverno; nè solo nel contorno di Torino, ma per tutto il Piemonte: era una specie di coleottero (Galleruca calmariensis) che c'è tutti gli anni, ma in moderate proporzioni per modo da passare inavvertito, che quell'anno s'era sviluppato così sproporzionatamente. — Un fatto analogo si osservò pure poco tempo fa in Torino stessa. Una specie d'insetto, appartenente ai Rincoti (Arocatus melanocephalus), nella primavera del 1877 si sviluppò in così grande numero sugli olmi di una regione della città da invadere le case vicine, con grave incomodo e molestia degli abitatori delle case stesse[[IV-2]].
La medesima cosa avviene in ogni parte, ora di questa ora di quella specie, per cui l'uomo non è mai sicuro: l'agricoltore coltivando una data specie di piante, o poche specie e non più, per una grande distesa di terreno e togliendo via ogni altra vegetazione sviluppa necessariamente, fatalmente, quegli insetti che si nutrono delle piante ch'egli coltiva; porgendo ampio pascolo al suo piccolo nemico, l'uomo ne favorisce inesorabilmente la propagazione. L'uomo, che fa questo fatalmente ed inconsapevolmente, cerca la causa del male, invece che in se sesso, al difuori, e accusa lo scarseggiare degli uccelli del soverchio moltiplicarsi degli insetti. Da una ventina d'anni a questa parte, nelle scuole di agronomia e di storia naturale, nelle accademie di agricoltura, nei libri, pei giornali, si ripete la stessa querimonia dello scarseggiare degli uccelli e dello straboccare degli insetti; ma i naturalisti entomologi cominciano a parlare in modo diverso, e due valentissimi italiani, tutti e due morti da poco, il Rondani e il Ghiliani, furono i primi a dimostrare la vanità di questo asserto: la loro voce fu dapprima inascoltata, ma oggi, anche presso le altre nazioni, gli uomini che conoscono l'argomento tengono lo stesso linguaggio, sebbene molti membri delle accademie di agricoltura seguano a tenere il linguaggio antico.
Sia adunque per la loro fecondità normale, sia per l'effetto di cause che fanno sì che arrivino fino alla loro trasformazione in certe annate in numero maggiore del consueto gl'individui d'una data specie, sia perchè una specie, mancandole l'alimento che predilige, imprende a pascersi di una specie vegetale che prima lasciava illesa, sia per le migrazioni che trasportano talora sopra una contrada da lontanissime plaghe stormi innumerevoli d'insetti affamati, l'agricoltore non è mai tranquillo, e non è mai tranquillo il viticoltore.
Io riferisco qui l'elenco degli ordini in cui si divide la classe degli insetti, seguendo le classificazioni del Claus, autore oggi preferito generalmente e giustamente nelle scuole superiori:
INSETTI NOCIVI ALLA VITE.
Ortotteri. — Locusta viridissima — Decticus albifrons — Calloptenus italicus — Ædipoda fasciata — Acridium peregrinum — Acheta italica — Varie specie di Ephippigera.
Neurotteri.
Rincoti. — Aphis vitis — Phylloxera vastatrix — Lecanium vitis.
Lepidotteri. — Cochylis ambiguella — Eucarphia vinetella — Eudemia botrana — Grays olbellus — Tinea albertinella — Aciptilia pentadactylus — Antispila rivillella — Albinia wochiana — Albinia casazzae — Pyralis vitis — Tortrix heparana — Bombyx neustria — Deilephila celerio.