Dopo una diecina di giorni, poco più poco meno, sgusciano dalle uova le larve che rodono le foglie, e a un dipresso in un mese hanno il loro pieno sviluppo: passano allora allo stato di ninfa, e al principio di luglio son diventati insetti perfetti. Non raramente i Rinchiti, specialmente quando sono in grande numero, fanno cadere anche i grappoli col rodere loro in massima parte il picciuolo.
Il riparo migliore contro questi insetti sta nel raccogliere i pampini avvoltolati e bruciarli: dico bruciarli, non affidarli al terreno, ove le larve troverebbero e trovano naturalmente scampo.
Probabilmente altre specie di rinchiti molto affini a questi: R. bacchus, R. populi, ecc., che consuetamente devastano altre piante, danneggiano pure qua e colà la vite, per cui non sono d'accordo i naturalisti intorno alla identità della specie.
È pure un Rincoforo, il Brachyrrhinus (Otiorhyncus) che rode le gemme, i teneri germogli di parecchi alberi ed anche quelli della vite: secondo il Genè questo insetto nel 1808 danneggiò grandemente i vigneti dell'Italia superiore: oggi non si vede più tanto numeroso.
Vuole pure qui essere menzionato lo Apoderus coryli, che spetta alla stessa famiglia, intacca molte piante ed anche le viti, ed ha costumi affini a quelli dei rinchiti.
Venne dato il nome di Anobiidi ad una famiglia d'insetti che intacca il legno, tanto degli alberi vivi, quanto anche il legno secco e già foggiato dall'uomo per suo proprio uso in mobili di varie sorta. Gl'insetti di questa famiglia sono molto somiglianti a quelli della famiglia degli Ptinidi di cui tutti conoscono i Ptini, che entro al legno degli armadî e dei cassetti nelle case vanno scavandosi le loro piccole gallerie e producono quel piccolo rumore secco e continuato che nel silenzio della notte entro alla stanza di un malato spaventa chi veglia e si ebbe il funereo nome di Oriuolo della morte. Agli Anobiidi e precisamente alla sottofamiglia degli Apatini appartiene il Synoxylon muricatum, che ha una forma singolare: capo piccolissimo e quasi nascosto nel protorace, e troncato il corpo dalla parte posteriore. Questo coleottero in istato di larva vive nei tralci, entro ai quali in varia direzione si scava gallerie pascendosi delle materie degli strati legnosi che viene disaggregando: a mano a mano che si spinge avanti la parte scavata si riempie dei suoi escrementi e della polvere rosa del legno; passa dopo un periodo variabile di tempo in istato di ninfa nella stessa sua galleria, poi verso la fine del luglio compie la sua ultima trasformazione, trafora il legno ed esce. S'intende come il danno che reca sia grave con questo suo traforare il legno, e gravissimo quando si moltiplica straordinariamente; convien dire tuttavia che, come quasi tutti gl'insetti suoi affini che intaccano il legno, predilige i tralci malaticci o in via di deperimento. È uno degl'insetti più malagevoli da distruggersi, vivendo esso inosservato entro al legno[[IV-8]].
La famiglia dei Crisomelini comprende insettucci che danno nell'occhio pel vivo colore dei riflessi metallici delle loro elitre; vivono varî generi di questa famiglia su varie piante: sugli alni, sui cavoli, e vengono chiamati dai nostri ortolani, pel loro saltellare, pulci dei cavoli. Ad una specie di questa famiglia, lo Eumolpus vitis, venne dato il nome di Scrivano, perchè intacca il parenchima delle foglie per modo da produrvi sopra qualche cosa che rammenta una scrittura, come fu dato il nome di tipografi ad altri insetti pure del gruppo dei Coleotteri, ma non più Crisomelini, i quali intaccano analogamente il legno. Lo scrivano distrugge la sostanza delle foglie, e talora intacca anche i grappoli, riuscendo così doppiamente nocevole; nello stesso modo opera l'Altica ampelophaga, il Cryptocephalus vitis ed altre specie affini; sebbene si trovino nei vigneti, prediligono i fiori d'altre piante, e fino ad oggi non hanno recato alle viti che poco danno.
Venne dato il nome di Lamellicorni a certi Coleotteri, i quali han tutti questo carattere comune che le loro antenne terminano con tante lamelle, le une accosto alle altre, come i fogli di un libro; alcuni di questi coleotteri sono abbastanza grossi, come i maggiolini, altri, oltrechè grossi, anche singolari, come il cervo volante. Taluni di questi coleotteri lamellicorni vivono sulle viti, e sono più o meno dannosi: la Oxythyrea stictica e la Epicometis hirtella abbondano nei giardini sulle rose e in campagna sulle margherite, sui terrasaci, nei ranuncoli e somiglianti fiori: finora non si son trovati che raramente sulle viti, ma se un giorno le venissero a prediligere, riuscirebbero dannosissimi. È oggi talora dannosissima la Anomala vitis segnatamente in Piemonte: nel 1870 la anomala della vite devastò i vigneti dell'Astigiano. È questo tuttavia uno degli insetti che meno difficilmente l'uomo può distruggere: è grosso, sta sulle foglie, nelle ore mattutine è intormentito e facile da far cadere e raccogliere: i proprietarî che domandano i rimedî alla scienza potrebbero mettere questo in opera, semplicissimo ed elementare. La riproduzione dell'anomala segue come quella del maggiolino.
Due specie affinissime e viventi promiscuamente rappresentano fra noi il Maggiolino, il Givo dei piemontesi, Carruga dei lombardi, Melolontha vulgaris dei naturalisti la specie più grossa e più comune, e Melolontha hippocastani all'altra somigliantissima. Non sono i maggiolini nemici speciali della vite, ma di essa con altre piante, pioppi e salici; anzi preferiscono assai questi, ed aggrediscono la vite solo quando, essendo in numero straordinario, sugli alberi loro prediletti non c'è più pasto per tutti. Son dannosi agli alberi nel primo e nell'ultimo periodo della loro vita. In istato di larva vivono due o tre anni sotto terra e intaccano le radici delle piante; in istato perfetto son pur voracissimi e divorano le gemme e sovratutto le foglie. In certe annate si moltiplicano così straordinariamente che tutto il verde scompare dagli alberi: la loro moltiplicazione fu talora così grande da fermare i carri e le vetture sulle pubbliche strade, togliendo la vista agli uomini ed ai cavalli, e facendo diventare per qualche tratto di tempo un ostacolo insuperabile la vivente parete costituita dai loro innumerevoli stormi.
I coleotteri hanno alla loro volta parecchi nemici: se ne pascono i piccoli mammiferi insettivori, toporagni, ricci; se ne pascono e ne fanno grande distruzione gli uccelli, i rettili e sovratutto gli anfibî. Qualche imenottero predatore s'impadronisce di alcuni coleotteri, li ferisce in modo da non ucciderli, ma paralizzarli per modo che non possan più muovere nè zampe nè ali, e li pone presso le uova affinchè possano trovare cibo vivo le larve allo sgusciare; parecchi acari vivono parassiti fuori, e talora si vedono gremiti alle giunture del torace o dell'addome; i ditteri e gli imenotteri vivono entro di loro in istato di larva, come dirò fra breve, e passa nel corpo dei giovani coleotteri parassiticamente il primo stadio di vita il gordio, verme che poi vive libero nelle acquicelle ferme o di lento corso, e che, dallo attorcigliarsi di ogni individuo e di molti individui insieme aggrovigliati, si ebbe appunto, dal nodo Gordiano, il nome di gordio, come fu dato pure a tutto il viluppo il nome collettivo di capelli di Venere.