Scipione, capo delle forze alleate, e rappresentante il Senato Romano, vuole, com'era per legge, che i vinti sieno mandati, niuno escluso, prigionieri in Roma. Qui comincia il dialogo che meglio vi spiegherà l'argomento e la posizione.
Scip. Signore, io penso, che null'altra cosa
Che 'l conoscere in me qualche virtute,
V'inducesse da prima a pormi amore;
Il quale amor, da poi vi ricondusse,
Che riponeste in Africa voi stesso
E le vostre speranze, in la mia fede.
Ma sappiate però, che nessun'altra
Di quelle alme virtù, per cui vi piacqui,
Tanto m'allegro aver nè tanto onoro,