Le arti del disegno hanno elementi determinati, costanti e invariabili nel mondo fisico. La musica, al contrario, col mondo fisico non ha nè legami nè attinenze di sorta. Pur col ritmo o col suono, che sono i primi suoi elementi, ella è già nel campo della idealità.
Il suono, considerato in sè stesso, ha proprietà e leggi ben note al cultore dell'acustica. Ma quelle proprietà e quelle leggi, almeno sino ad ora, con la musica non han nulla a vedere.
Quando dai calcoli e dalle dimostrazioni dell'acustica, passiamo a ciò che costituisce il linguaggio musicale, alle attrazioni de' suoni, alle loro repulsioni, alle loro energie, alla potenza che hanno di destare in noi diversi ordini di sentimenti e commozioni vive così da mutare in un attimo lo stato dell'animo nostro, tutto è mistero.
A' giorni nostri, col Tyndall e coll'Helmholtz, la scienza acustica ha fatto un gran cammino, è giunta ad un meraviglioso grado di sviluppo; e si dice da non pochi, che nell'opera di quegli illustri uomini è a vedersi: un ponte gettato fra la scienza e l'arte.
Ebbene, o Signore e Signori, io avrò torto, è facile, pur troppo; sarò cieco (può darsi anche questo), ma quel ponte non mi venne mai fatto di vederlo — e non lo vedo.
Per me, gli ultimi progressi dell'acustica lasciarono le cose in quel medesimo stato ch'eran prima.
La scienza è da una parte ricca di verità dimostrate e provate, di scoperte fortunatissime, di postulati irrecusabili. L'arte è dall'altra parte, bella, attraente, luminosa, — se si vuole; ma in tutto, come prima, legata all'empirismo. E fra l'una e l'altra, nel luogo dove dovrebbe essere il famoso ponte, impedimenti e barriere senza numero, lacune, pozzanghere, scogli ben alti e ben irti, e una rete fitta e imbrogliatissima di viottole, quali senza uscita, quali ripiegantisi oziosamente sopra sè stesse.
E come coll'acustica, la musica non ha nulla a vedere colla matematica.
Tollerate, o Signori, ch'io insista a dire delle teoriche, — perchè il saper bene di dove vengono e ciò che sono, è imperiosamente voluto dal concetto che informa il discorso ch'io sto infliggendovi.
Se stiamo a quanto raccontano Porfirio e i filosofi della scuola d'Alessandria, Pitagora sarebbe stato il primo ad affermare: “essere la musica una scienza figlia della matematica.„ Com'egli voleva spiegare la perfezione della causa prima, l'essenza dell'anima umana e le leggi tutte della natura a forza di numeri, così a forza di numeri voleva pur spiegare l'essenza e gli effetti della musica.