Deh fuss'io stato allor posto nel fondo
Dell'Acheronte, che fui giunto al mirto
Ch'ombra mortal mi fa co' rami suoi!
Ma quel bizzarro palermitano non si contentava di vedere ammirate le rime sue dai tanti che le leggevano, come si fa, senza curarsi d'intenderle: fingendo aver dubbii sul senso, provocava il parere di cappati maestri; e vi fu un dotto senese che s'infiammò così da scrivere sul sonetto per la duchessa un commento diviso in quattro libri. Nè valse che l'autore dicesse poi la verità: il senese e gli altri non si dettero per vinti, e messer Buonincontro fu agli occhi loro uno sfacciato plagiario.
La caricatura ci dà a questo modo, con una linea comicamente sforzata, la immagine viva della lirica del Cinquecento in uno dei suoi aspetti più notevoli: la povertà della materia poetica, e la necessità che ne seguiva di celare quella povertà col paludamento delle rime e coi fronzoli della rettorica. Rammentatevi il parlare ambiguo, il tacere significativo, il restare a mezzo, lo stringer d'occhio, il soffiare del conte zio ne' Promessi Sposi: “come quelle scatole, dice il Manzoni, che si vedono ancora in qualche bottega di speziale, con su certe parole arabe, e dentro non c'è nulla.„ Tale gran parte di quella lirica. Ma, salvo messer Buonincontro, gli autori non si confessavano; anzi, come il conte zio, s'industriavano a far sì che la verità stessa prendesse una certa apparenza di mistero, con accrescimento della loro autorità; e per ciò, quando non si commentavano da sè, procuravano che altri li commentasse; e attorno a quattordici versi crescevano così quei commenti ponderosi di che ci ha dato or ora un esempio il dotto senese. Degli esempii eccone un altro, che scelgo a bella posta tra i più famosi; è di Torquato Tasso sopra un sonetto del Della Casa: “Sarà questa mia Lezione in due parti divisa; e nella prima si cercherà, in che sorte di stile sia questo sonetto composto; e trovatala, alcune cose communi a quella maniera di stile si considereranno, movendo, ove l'occasione il ricerchi, qualche dubitazione. Nella seconda parte poi, solo a quello che è proprio di questa particolar composizione s'avrà riguardo, e nella esposizione d'esso alquanto mi spazierò.„ Parole che, col debito rispetto alla memoria del Tasso, vorrei vi riuscissero d'un qualche conforto; perchè tali erano, Dio ne scampi, le pubbliche letture del secolo decimosesto!
Chiome d'argento fine, irte e attorte
Senz'arte intorno a un bel viso d'oro;
Fronte crespa, u' mirando io mi scoloro,
Dove spunta i suoi strali Amore e Morte;
Occhi di perle vaghi, luci torte