Dell'imitazione scrupolosa e meticolosa del Petrarca fu, come già ebbi ad accennare, iniziatore Pietro Bembo. Nè qui vorrei ritogliergli la lode, se lode fu, che dianzi gli ho data, di aver rifatti a nuovo i punzoni per l'effigie di Laura, e di aver battuto le monete di argento dorato: un minor male è pur esso un bene. Ma confermando con l'autorità sua di filosofo platonico, di legislatore grammaticale, di verseggiatore elegante, l'imitazione del Canzoniere, non è dubbio che egli ritardò lo svolgimento verso forme nuove e più rispondenti ai tempi mutati; non è dubbio che egli diè, con un insigne esempio di correttezza nello stile e nella lingua, un esempio non meno insigne di ciò che ho potuto dire mala fede, perchè parlavo del fenomeno letterario in generale, e dirò ora invece scetticismo estetico, perchè parlo di un uomo che nella storia delle lettere nostre non merita oltraggio. Fatto sta che, a quarantatrè anni, egli s'innamora di una fanciulla di sedici, la fa sua (non con la mano destra), vive con lei, ne ha tre figli. Al futuro cardinale di Santa Chiesa, preconizzato pontefice, non faremo rimprovero acerbo di ciò che pareva a' suoi tempi scusabile; ma al poeta possiamo ben chiedere perchè i sorrisi della sua Morosina, perchè i sorrisi de' figli suoi, non trovarono in tante rime un accento solo che li legittimasse, se non nella vita, nell'arte. Perchè? perchè Laura De Sade aveva sempre respinti gli omaggi di messer Francesco Petrarca, ed aveva dati i figli, non a lui, al marito. Ma il Bembo avrebbe dovuto considerare che messer Francesco cantò soltanto quelle repulse vere, e i pentimenti suoi veri; nè mai invece recò nei versi platonici, mentendo, la donna che l'amò e che lo fe' padre.

La Morosina morì, giovane ancora, a trentotto anni; e l'amico suo, che ne aveva ormai sessantacinque, pianse in rima, con più sonetti, tanta sciagura. Que' sonetti posson muovere a riso chi li scorra cercandovi una qualche testimonianza di affetto sentito, e vi s'imbatta invece in sospiri di questa fatta:

O per me chiaro e lieto e dolce solo

Quel dì (nè può tardar s'ella m'ascolta)

Che squarcerà questa povera gonna!

O trovi lodi di quest'altro genere:

Spenta colei ch'un sol fu tra le belle

E tra le sagge, or è mio nembo interno,

Forme d'orror mi sembra quant'io scerno;

Esser cieco vorrei per non vedelle.