Nè Gaspara Stampa mentiva quando osava confessare nel verso di aver ceduto all'amore che, vilipeso, la uccise; e si volgeva al suo Collatino, e lo confortava a lasciare le guerre. A che guerreggiare, se si può vivere amando?
Perchè tante fatiche e tanti stenti
Fan la vita più dura, e tanti onori
Restan per morte subito spenti.
Qui coglieremo a tempo e rose e fiori
Ed erbe e frutti, e con dolci concenti
Canterem con gli uccelli i nostri amori.
Ma anche più schietta di loro, nella percossa immediata e recente, riuscì Barbara Torelli; e il suo sonetto è per ciò la miglior poesia ch'io mi sappia di donna italiana. Era vedova; amava un gentil cavaliere e poeta, Ercole Strozzi; ma lei desiderava e voleva Alfonso duca di Ferrara, il marito di Lucrezia Borgia. Per sottrarla alla insistenza del duca, lo Strozzi la sposò; e tredici giorni dopo, una mattina, fu trovato per terra, con aperte le canne della gola, e ventidue ferite su la persona. Non fu fatto processo di sorta. La Torelli, mentre tutti tacevano si alzò vendicatrice del suo diletto, e additò, chè non poteva nominarlo, l'assassino:
Spenta è d'Amor la face, il dardo è rotto
E l'arco e la faretra e ogni sua possa,