e l'atmosfera involgeva la terra di quell'umido manto cantato dall'Aleardi:

L'aura, bagnata di mortal rugiada

Colle tepide nubi invidiava

Alla giovine terra il blando riso

Delle giovani stelle.

La vegetazione cominciò a separarne i componenti, appropriandosi il carbonio e l'idrogeno dell'acido carbonico e del vapor d'acqua e mettendone in libertà l'ossigeno. Così si venne a formare l'ossigeno, che ora costituisce ⅕ dell'atmosfera. I combustibili bruciati da allora in poi e la respirazione degli animali assorbirono una parte di quest'ossigeno, ma la nuova vegetazione ne produsse dell'altro; cosicchè ora l'ossigeno dell'atmosfera è esattamente in proporzione con tutta la materia combustibile che contiene la terra, sia alla superfice sotto forma di vegetazione, sia sotto terra in forma di lignite, di carbon fossile e di petrolio. Calcolandone la quantità in proporzione a quella dell'ossigeno esistente nell'atmosfera, che si conosce (1000 milioni di milioni di tonnellate circa) Lord Kelvin, tenuto conto dell'aumento della popolazione e del consumo e di altre circostanze, ritiene che ce ne sarebbe per non più di 5 secoli, ammesso pure che gli uomini pensino, estendendo a tempo le foreste, a prepararsi l'ossigeno per la respirazione, perchè altrimenti l'umanità, prima di perire di freddo, perirebbe di asfissia. E certo molto prima di mancare del tutto, il carbone costerebbe così caro, che il calore e la forza, che esso può dare, diventerebbero consumi di lusso.

Ma calore e forza si avranno altrimenti, cioè coll'utilizzazione delle cadute d'acqua, ed è questo, in fatto, il solo e vero formidabile nemico della macchina a vapore. Sarà l'acqua che ucciderà il vapore.

Quale sia l'uso dell'acqua per fornire forza motrice lo sapete tutti. E non è soltanto l'acqua delle cascate, che agendo con tutta la sua pressione sulle pale di una ruota, dia una forza tanto più grande, quanto più grande è la massa dell'acqua cadente e l'altezza della caduta; perchè un'enorme riserva di forza l'abbiamo anche nelle maree e nelle onde del mare. Mentre l'attrazione della luna solleva la marea, voi potete introdurre l'acqua sollevata in serbatoi dentro terra; e allora se nel periodo della bassa marea aprite le chiuse dei serbatoi e ne rimandate l'acqua in mare, quest'acqua farà una cascata che potete utilizzare come quella di un fiume o di un torrente. E lo stesso potreste fare colle onde, quando si precipitano alte e minacciose contro una ripida costa. Questi ed altri sistemi analoghi per utilizzare le onde e le maree sono state proposte più volte ed anche provate con perfetto successo: e state certi che si attueranno definitivamente in avvenire, sopratutto nei luoghi dove le onde e le maree si elevano a parecchi metri di altezza, come avviene, per esempio, nella Manica, nel Baltico e nel Mare del Nord. Se non che queste incalcolabili forze naturali che l'uomo ha a sua disposizione nei monti e sulle rive del mare non avrebbero che uno scarso valore rispetto alla macchina a vapore, se non si potessero trasmettere economicamente a grandi distanze, dovunque si abbia bisogno di forza. Ora, la trasmissione delle forze si può fare, voi lo sapete, per mezzo dell'elettricità; ed è anzi questa l'invenzione forse più grande del nostro secolo, pur tanto fecondo di invenzioni di ogni natura.

Supponete di avere una forza disponibile in qualche luogo: per esempio, la forza d'una caduta d'acqua. Fate agire quest'acqua sulle pale di una motrice idraulica e servitevene per far girare un gomitolo di fili di rame fra le branche di una calamita. Ad ogni giro di questo gomitolo, il flusso magnetico che emana dalla calamita e che è tanto potente da attrarre il ferro, ha anche la potenza di produrre nel gomitolo una corrente elettrica. È questa la macchina che comunemente si chiama una dinamo. Orbene: prendete i capi del filo del gomitolo e tirateli lontano fin che volete: centinaia di chilometri, se è necessario. La corrente circolerà nel filo sin dove questo arriva. Ivi attaccate questi capi a una dinamo identica alla prima; e voi vedrete che il gomitolo di questa seconda dinamo si metterà spontaneamente a girare, riproducendo la forza della lontana caduta. Senza dubbio ci sarà qualche perdita; ma si può diminuirla sin che si vuole secondo la grossezza del filo impiegato. Ecco in che consiste la trasmissione elettrica della forza; e vedete che non è una cosa molto complicata, ne difficile da capire.

Vi è noto con quanto entusiasmo è stata accolta questa invenzione, che data da dieci anni, e con quanta rapidità se ne è fatta l'applicazione. In America si è pensato subito al Niagara, dove è già in funzione un impianto di 150 mila cavalli, la cui forza in parte è impiegata sul posto e in parte si trasmette fino a Buffalo, a 45 chilometri di distanza. Altri 150 mila cavalli si stanno utilizzando all'uscita del fiume San Lorenzo dal lago Ontario. In Europa abbiamo gli impianti di Rheinfelden sul Reno e di Chèvres sul Rodano di 14000 cavalli ciascuno, di Cusset-Jonage e di Bellegarde sul Rodano di 18000 e di 10000 cavalli e altri numerosi di minore importanza; ma noi li abbiamo preceduti in Italia colla trasmissione di 2000 cavalli da Tivoli a Roma, e li emuliamo già con quella di Paderno, che porta a Milano a 31 chilometri di distanza, la forza delle rapide dell'Adda di 13000 cavalli, e li sorpasseremo fra breve con quella di Vizzola, che distribuirà 20000 cavalli di forza attinta dal Ticino.