Ma ggià, er zor Checco, Iddio lo bbenedichi,

L'aveva, veh, una scera de spedale.

E cch'ha llassato? me figuro, stracci.

E la mojje che ddisce, poverella?

So ffiniti, eh?, li ssciali e li Testacei.

Vedova accusì ppresto! Ma ggià cquella!

Nun passa un mese che, bbon prò jje facci,

Va eco un antro cornuto in carrettella.

Non è possibile condensare meglio di così in quattordici versi tanta arguzia di psicologia, tanto tesoro di osservazione, così viva freschezza di forma. È la personificazione del pettegolezzo amaro e della finta pietà femminile. Li conti co' la cuscienza (IV. 38) mostrano quanto sia debole la morale del popolo; se si potesse far il male senza andare in prigione, si farebbe. Perciò sono un errore le grazie che fa il Papa nuovo.

Da un par de mesi in qua sto sor Giuanni.