L'amore, nell'alto senso della parola, sentimento così vivo e poetico, non trova in tanta mole di sonetti la sua rappresentazione. Molta volgarità di rapporti sessuali, ma nessuna squisitezza di sentimento. Perchè? Non sapeva amare la plebe di Roma? O era sordo il cuore del poeta? Non credo che la rudezza romanesca fosse fatta pei sensi gentili dell'amor vero: ma dei giovani e delle ragazze che sapessero amare dovevano pure trovarsene.
Non credo che il Belli fosse un uomo passionale (basta ricordare come volesse bene al marito della sua adorata marchesina e come sposasse una donna di dieci anni più vecchia di lui, perchè ricca); ma il momento sentimentale non gli sarà mancato. Comunque, il fatto è certo; nè può affermarsi che sia colpa del dialetto; perchè nel dialetto stesso Giggi Zanazzo ha scritto poesie squisite per gentilezza di sentire. Gli affetti della famiglia, invece, e l'elegia hanno echi mirabili (IV. 310, 311, 375, 409); e valga per tutti: (IV. 120).
La morte de Tuta.
Povera fijja mia! Una regazza
Che vvenneva salute! Una colonna!
Viè una frebbe, arincarza la siconna,
Aripète la terza e mme l'ammazza.
Io l'avevo invotita a la Madonna,
Ma inutile, lei puro me strapazza.
Ah cche ppiaga, commare! che ggran razza