Alle 10 del mattino tutta Milano era in moto; non v'era mente che stesse ferma, non cuore che non battesse più forte.
Il carattere violento trascina il carattere prudente. La folla irrompe nella bottega del Colombi, il primo armaiuolo di Milano, e la svaligia. Ne escono con pistole, con fucili da caccia, con carabine, con sciabole; con tutto ciò che può uccidere.
Ma le armi non bastano; si dirigono tutti al Borgo Monforte, dove è il Palazzo di Governo e il Torelli si unisce alla folla. Domanda che cosa si vuole e gli rispondono: Si fa una grande dimostrazione per appoggiare la domanda di concessioni che si vogliono dal Governo e quanto prima verrà il Municipio, verrà anche il Delegato (Prefetto) in persona.
Più in là il Torelli vede un giovane, che escito dalla bottega di un tappezziere, con un grosso ferro acuto e forte, tenta di smuovere il selciato per fare una barricata.
Ma gli gridano: No, no, a che pro vuoi rovinare la strada?
Ancora e sempre violenza e prudenza, che vogliono la stessa cosa, ma per diverse vie.
Intanto la folla si urta, si addensa, corre e divien fiume, corrente, che trascina ogni cosa che incontra.
Si ode gridare: Sono qui, sono qui!
È infatti la Deputazione solenne, che si avvia a chiedere al Governo le concessioni.
Avanza lentamente, solo gli uscieri e i pompieri possono difenderla dall'onda del popolo e permetterle di andare innanzi.