Dove si fece il maggior fuoco fu però a Porta Tosa, dove gli Austriaci con cannoni e battaglioni ben armati, difendevano una delle più forti posizioni, fulminando la città. Il Corso che conduceva alla porta era troppo largo, perchè vi si potessero piantare barricate forti e solide, che potessero difendere gli assalitori e resistere alle artiglierie.

I Milanesi pensarono di fare delle barricate mobili e le ho viste anch'io e le ammirai come un'altra improvvisazione della strategia rivoluzionaria.

Eran fatte di grosse fascine legate in forma cilindrica, lunghe due o tre metri e grosse un metro che si facevano rotolare a forza di spalle, e i nostri tiratori dietro ad esse ben difesi poterono sloggiare gli Austriaci e prender la Porta, che a buon diritto fu battezzata da quel giorno col nome di Porta Vittoria.

Mi par di vederle ancora quelle barricate mobili, che frantumate dalle palle nemiche lasciavano escire da cento ferite le loro viscere lacerate. Ma accanto a quel ricordo, che potrei tradurre in un quadro, se fossi pittore, ce n'è ancora un altro, quello delle acque, che corrono in quei dintorni e che vidi rosse, come se fossero state tinte col carminio. E mi parve a quel tragico colore, che in quell'onda quasi ferma vi dovesse esser più sangue che acqua.

Di quel sangue però nessuna goccia era mia.... e leggendo oggi il mio vecchio giornale di ora è mezzo secolo, vi leggo con stile infantile queste parole:

Io invidio i miei fratelli, che hanno combattuto per la patria e hanno posto il nome dei Milanesi fra gli eroi i più generosi e robusti....

Se non sono stato fra i combattenti, fui però di sentinella alle barricate, e anche di notte e con nessun altr'arme che una gran scimitarra turca, che avevo chiesto a mio padre. Come ero fiero di passeggiare in su e in giù davanti alle barricate, colla mia scimitarra appoggiata alla spalle e gridando il Chi va là? ai passeggeri, ai quali chiedevo la parola d'ordine. Mi pareva d'essere la sentinella perduta di un vero accampamento di guerra....

Con quella scimitarra e naturalmente colla mia coccarda tricolore, andavo a far le provviste di cucina colla serva, quasi a difenderla, e in quei giorni non era davvero facile il percorrere anche un piccolo tratto di cammino, essendo quasi ogni via interrotta dalle barricate, che furono calcolate a circa 2000.

La nostra serva si credeva difesa da quel giovane guerriero e da quella scimitarra turca! Povera difesa! — Io ero così gracile, così sottile in quell'epoca, che un croato, incontrandomi, mi avrebbe con un pugno gettato a terra e disarmato.

Da sentinella di barricate passai dopo le cinque giornate a guardia nazionale, e ricordo le notti passate sul tavolaccio nel Palazzo Trivulzio e nel Palazzo Marino. Allora, però, invece della gran sciabola avevo un fucile.