La Sicilia, superba della propria autonomia, che avrebbe dato la vita per la propria indipendenza, cospira contro le sue tradizioni, rinunzia al suo re, al suo Parlamento, alla sua legislazione, per fondersi nella grande nazione, che si estende dal mare africano alle Alpi estreme.
Il 30 dicembre 1849 il direttore generale della polizia, nella relazione sullo spirito pubblico, scriveva al suo ministro in Napoli, meravigliato ed indignato ad un tempo per quello che era avvenuto nell'isola. È incredibile, egli osservava, qual mutamento si è determinato nella opinione del paese. Questo popolo, fiero della sua autonomia, che si oppose con furore alla sua fusione con Napoli dopo il 1815, oggi parla di vita italiana.
Sono popolari i nomi di Garibaldi e di Mazzini, e si lusingano le plebi che costoro verranno alla testa di un corpo di emigrati.
Così fu — ed il nuovo ideale ebbe anch'esso i suoi martiri. Ma le fucilazioni e gli arresti arbitrari, le sevizie e le torture non spegnevano, anzi — come sempre accade — alimentavano l'apostolato.
Il 27 gennaio 1850 il feroce Maniscalco, dando carattere ed importanza d'insurrezione ad una semplice dimostrazione popolare, fece fucilare il giovane avv. Garzilli con altri cinque compagni, i quali poscia, istruito il processo dalla ordinaria autorità giudiziaria, furono riconosciuti innocenti.
Il 16 marzo 1857 toccò la stessa sorte a Giuseppe Bentivegna ed a Salvatore Spinuzza, imputati soltanto di cospirazione.
La restaurazione fu dissennata quanto crudele.
Il re nulla fece per affezionarsi le città, per amicarsi le campagne; tutto, invece, perchè gli odii rinascessero ed inacerbissero. Non eravamo un popolo da governare, ma schiavi da tenere in servitù. Il paese era un campo trincerato, nel quale stavan di fronte esercito e cittadini, pronti a rompere ed a lacerarsi tra loro. Il governo, temendo sempre un ritorno delle giornate del 1848, considerava ribelle e puniva di morte il detentore di un'arme, arrestava e torturava chiunque ricevesse la lettera di un esule che osasse scrivere di politica.
E doveva avvenire quello che avvenne: lo scoppio irresistibile dell'ira popolare.
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