Ma questo concepimento dello Stato moderno esige un popolo che abbia ferma coscienza della vita nazionale, e per ciò il Cavour, se non da prima unitario, fu certamente sempre un ardente fautore dell'indipendenza.

Esaminando le condizioni dell'Europa, le aspirazioni alla nazionalità, — che la fallace resistenza ai moti del Belgio e di Grecia, lo stridore delle contese in Polonia, il fermento sulle rive del Danubio annunziavano come prossimo segnale di rivendicazioni e di battaglie, — ne traeva auspicii per la causa italiana.

Uomo politico avventurato, che i meditati disegni della sua giovinezza potè colorire nella realtà luminosa, vide sorgere dal profetico sogno l'evento, saldo sempre sul fondamento di principii, sopra del quale tutta l'azione politica sua si innalzò. Ad una parola inorridivano, non soltanto i reazionarii, ma anche i nuovi arrivati e gaudenti, coloro che arricchitisi colle sue spoglie, si inorgoglivano di essere chiamati figli della rivoluzione.

La parola appunto: rivoluzione.

Di qui, un ibrido conservatorismo, mantenuto in vita mediante spedienti e compromessi, transigendo con tutti, tutti scontentando, fra la universale irrequietudine.

Cavour, con sicuro istinto, riconobbe lealmente il fatto rivoluzionario, vi ravvisò l'annunziazione dell'avvenire.

Importava dirigerlo, richiamarlo, avviarlo a fini di governo. Questo egli volle.

E così, nei primi giorni dello Statuto, contrastò con freddo consiglio le esuberanze e le impazienze, tanto da perderci il seggio in parlamento.

Ma quando la democrazia ebbe per virtù del Gioberti il lampo chiaroveggente della lega italiana e dell'intervento in Toscana, Cavour fu con Gioberti.

In tutta la fase prima della rivoluzione italiana, nel periodo del 1848-49, dopo Novara, durante le angoscie, i tumulti, gli scoraggiamenti, le incertezze di un'ora nella quale patria e libertà parvero sommerse, il Cavour giornalista, deputato resistette all'irrompere delle estreme parti, si ostinò nella sua politica. Credette il volgo che egli volesse, immobile, ancorarsi sul presente, e già nel segreto dell'anima ardente balenavano le folgori di rivincite non lontane.