E se vi viene fatto di leggere in qualche altro libro che certa musica di Verdi è barocca, ordinaria, forse triviale, pensate semplicemente che a chi giudica in modo simile manca del tutto ogni cognizione morale del sentimento del popolo ed ogni fibra di patriottismo.
E ancora: se trovate chi scrive che Verdi non è un vero genio originale e creatore, ma è un grande assimilatore del suo talento alla corrente delle varie epoche vissute; pensate che il critico si è alzato tardi ed ha trovato Verdi già in piedi. Pensate che dal pregio più raro si è voluto trarre fuori il difetto più volgare.
Per certa gente corta di vista, ed alla quale restano eternamente occulte le lontananze ardite, tanto nello spazio del passato come in quello dell'avvenire, la musica di Verdi segue i tempi; e certa gente non sa e non potrà mai sapere quale invece sia stato lo sviluppo dato al dramma lirico italiano da tutta la grande produzione di Verdi, seminata con germe fecondo per tutto il lungo cammino di oltre sessant'anni. E crede di potere giudicare tutta quella immensa produzione riunendola oggi in un solo fascio e mettendola sotto una sola luce.
No! per giudicarla, bisogna distenderla di nuovo lungo tutta la strada maestra, sulla quale ha lasciato i segni miliari nel suo passaggio glorioso.
Abbiamo già veduto se l'arte di Verdi seguiva i tempi nel 1849, nel 1855 e nel 1859. E li seguiva, forse prima coi Lombardi e coll'Ernani? E li seguiva col Rigoletto e colla Traviata? E li seguiva poi coll'Aida, coll'Otello, col Falstaff?...
L'arte di Verdi ha potuto, per una benedetta eccezione della natura, esplicarsi in uno spazio di tempo grandissimo; e, attraverso al rinnovellamento delle generazioni e dei governi, ha potuto, gradatamente e continuamente battere il passo alla imponente evoluzione musicale del secolo decimonono, tracciando quella strada superba dalla quale l'arte nazionale non dovrebbe mai allontanarsi.
Verdi è stato l'assiduo precursore d'ogni progresso, d'ogni conquista del melodramma italiano, come fu il precursore vittorioso della redenzione della Patria.
E voglia il cielo che Verdi sia ancora il precursore invocato, che ci additi i nuovi ideali da conquistare nel secolo nuovo!
È il migliore augurio per l'arte e per l'Italia.