— Eh per bacco! Di Gesù Cristo! Oh l'ho conosciuto moltissimo!...
Nei suoi viaggi in Oriente col savio Althotas ha visto cose meravigliose: in Asia il paradiso terrestre, l'albero secco del bene e del male, gli avanzi dell'arca di Noè, quelli della torre di Babele, un lago, che passa pel centro della terra e a traverso il quale, guardando come dentro a un canocchiale, si toccano quasi cogli occhi la luna e le stelle, che splendono sugli antipodi; in Africa, le quarantamila mummie persiane dell'esercito di Cambise, e in cima a una piramide ha avuta la visione d'una donna bellissima, quella stessa Lorenza Feliciani, che poi a Roma sposerà. Più meravigliose cose ha fatte o gli hanno insegnate: è stato zitto per dieci anni a studiare in un collegio fondato dalla regina Saba, il qual collegio era diretto dal Gran Cofto d'Oriente, che l'ha iniziato ai misteri del rito egiziano e l'ha consacrato suo vicario in Occidente; ha imparato l'arte di spiegare i sogni sul libro dei Sette Dormienti e su un altro di Giuseppe Ebreo; ha imparato a mutar la canapa in seta, ogni materia più vile in oro, a ingrossare i diamanti, a fare il lapis philosophorum, l'elixir della vita, il magnetismo prima di Mesmer, a far apparire un mondo in un bicchier d'acqua e mercè il sonno ipnotico d'un ragazzo a leggere nel futuro e scoprire e guarir tutti i mali.
Ora per quanto voi vogliate immaginarvi nevrotica, visionaria, delirante, epilettica e già in preda insomma alle allucinazioni degli agonizzanti la società del secolo XVIII; com'è possibile ch'essa abbia accettato e creduta una simile olla potrida di goffaggini e di ciurmerie? Eppure il Cagliostro ha percorso in lungo e in largo l'Europa, sciorinando ovunque le medesime goffaggini e le medesime ciurmerie; e se non le avesse intramezzate di furfanterie anche peggiori, probabilmente sarebbe riescito a trarsi sempre d'imbroglio. Ma finchè il Cagliostro non trovò altra fonte di lucro, le sue ricchezze provenivano da fonti assai torbide, come lo dimostra il fatto del trovarsi esso mescolato in Francia al famoso processo del collier de la reine nel 1786, che gli fece assaggiare nove mesi di Bastiglia e donde uscì per quella stessa invereconda indulgenza, per cui fu assolto il turpe cardinale di Rohan, unicamente a fine di far onta a Maria Antonietta.
Dopo questo fatto il Cagliostro scampò a Londra, ove la Massoneria lo accolse e glorificò come una vittima, ingenuità, di cui essa ebbe a pentirsi, quando il furbo mariuolo, divenuto strumento dei Rosa-Croce e degli Illuministi tedeschi del Weishaupt, i quali professavano un misto di deliri mistici e di odierno anarchismo e volevano, mercè il Cagliostro, accaparrarsi la già enorme espansione e potenza delle Logge Massoniche, si fece capo d'una riforma massonica, che intitolò Egiziana, e d'allora in poi visse e scialò da nababbo alle spalle de' suoi nuovi padroni, forse canzonandoli ancor essi. È la fase magnifica del Cagliostro, in cui s'atteggia a taumaturgo umanitario e solleva gli entusiasmi popolari di Lione, di Varsavia, di Strasburgo e di Roma, finchè dà dentro nelle reti del Sant'Uffizio e vi rimane accalappiato. È la fase più positiva altresì di questa strana esistenza, ma neppur essa lo spiega compiutamente. Da un lato si può conceder molto alle condizioni intellettuali del tempo, dall'altro alla potenza individuale di questo enorme imbroglione, ma alcunchè di misterioso rimane e l'unica conclusione possibile è quella a cui s'attiene in questi casi la fantasia popolare, è contentarsi di credere che questi fenomeni mostruosi, sì nell'ordine fisico, come nell'ordine morale, preludono a cataclismi imminenti.
Si obbietterà: “Ma in sostanza il Casanova e il Cagliostro sono due eccezioni e l'eccezione in casi simili che cosa vale? Il primo è l'espressione d'un libertinaggio sfrenato, il secondo di una congenita ribalderia, la quale finisce come ha cominciato, e due tipi come questi ogni tempo può darli.„
L'argomento prova troppo, dunque non prova niente, come diceva un mio vecchio professore di filosofia. Di fatto, non ogni tempo vi darà il pubblico immenso, che il Casanova ed il Cagliostro hanno sfruttato; non ogni tempo vi offrirà al pari della seconda metà del secolo XVIII una folla di tipi, i quali senza assorgere alle gigantesche proporzioni di quei due, abbiano con essi comuni tante disposizioni psicologiche e tante forme di vita. Muovere non si sa donde, indirizzarsi non si sa dove, tentare mille espedienti, mille professioni, correre mille avventure, sempre in balìa del caso, pur di non rassegnarsi alla realtà che vi circonda, tutto ciò è talmente, direi, nell'aria respirabile della seconda metà del Settecento, che la letteratura stessa, se nei romanzi deve immaginare un protagonista (si chiami esso Tom Jones, Faublas, Figaro, Gil Blas, Lovelace o De Grieux) non se lo sa immaginare che così.
XI.
E vedete quanti, non nel romanzo, ma nella realtà, cominciano, se non altro, come avventurieri, dato anche che poi non finiscano come tali. Potrei dimostrarlo a lungo, ma me ne manca il tempo e mi contento di finire, ricordando alcuni dei nomi, che ho accennati in principio. Non è una vita d'avventuriere quella del Da Ponte, che da romanzetti erotici di gondola e di Ridotto in Venezia passa a sfoggiare teorie alla Rousseau in un seminario di Treviso, scrive versi incendiari, è bandito, capita a Vienna alla morte del Metastasio, rivaleggia col Casti, scrive il bellissimo melodramma del Don Giovanni pel Mozart, cade in disgrazia per amore d'una cantante, erra per un pezzo fra l'Olanda, il Belgio, la Francia e l'Inghilterra, fallisce come impresario di teatro a Londra, si mette a fare il libraio, e finalmente va a cercar fortuna in America cogli abiti che ha indosso e possedendo per tutto viatico una cassetta di corde da violino? Non sono vite d'avventurieri quelle del Piattoli e del Mazzei, semiaffaristi, semipoliticanti e appartenenti entrambi a quel gruppetto di piccoli e grossi avventurieri italiani, che si stringe intorno a Stanislao Augusto re di Polonia, salito anch'esso dall'alcova di Caterina di Russia al trono dei Batory e dei Wasa? Il Piattoli è fiorentino, e della sua vita finora poco si sa. Ma certo è che di abate e maestro un po' enciclopedico a Modena, lo si trova poi a Varsavia mescolato ai grandi imbrogli diplomatici pei successivi sbrani della Polonia, pare l'autore della costituzione Polacca del 1791; ed il Thiers, che nella sua storia lo indica per uno di quegli ingegnosi avventurieri recanti nel Nord l'esprit et le savoir du Midi, pretende che entrato poi nelle grazie di Alessandro I abbia occultamente suggerite non poche delle idee, che prevalsero nei trattati di Vienna del 1815. Una Krüdener uomo!!
Fiorentino è pure il Mazzei, che di apprendista nello spedale di Santa Maria Nova va chirurgo a Costantinopoli e a Smirne, commerciante di vino e di letteratura toscana a Londra, colonizzatore nel Kentuky in America, dove porta contadini Lucchesi, contrae amicizia e coopera cogli uomini più eminenti dell'indipendenza Americana, torna loro agente segreto in Europa, e quindi entrato così nella diplomazia, diviene agente segreto del re di Polonia, e in tale qualità assiste alle prime grandi scene della rivoluzione francese, fonda con altri in opposizione al club dei forsennati Giacobini un club di moderati, che naturalmente non fece nè caldo nè freddo, dopo di che ritornato in Toscana a vita privata, scrive senz'arte alcuna, ma con una certa ingenuità non ispiacevole i ricordi delle sue peregrinazioni.
Non è una vita d'avventuriere quella del Gorani, Milanese, il quale dopo aver militato in Germania aspira al trono di Corsica, senza scoraggiarsi della trista fine di quell'altro grande avventuriere tedesco, che era stato Teodoro di Neuhof, gira mezzo mondo in cerca d'aderenti al suo progetto, non li trova, si contenta d'essere dal Pombal nominato generale in Portogallo e guastatosi con lui corre sotto la bandiera dei filosofi enciclopedisti a Parigi, scrive di tutto, si getta nella rivoluzione, se ne disgusta e finisce a Ginevra, scrivendo i ricordi d'una vita, a cui non erano mancati i prestigi alla Cagliostro e gli amori alla Casanova?