Tuttavia, mentre l'Italia fornisce per lungo tempo i migliori cannocchiali, e l'Accademia del Cimento splende di viva per quanto breve luce, le osservazioni astronomiche, somma gloria del Galileo, colla partenza del Cassini, giacciono pressochè trascurate.
Fatale influenza di Roma che schiaccia nell'Italia asservita ogni aspirazione alla ricerca del vero. In Francia invece sorge il grande Osservatorio di Parigi ultimato nel 1672; in Inghilterra quello famoso di Greenwich inaugurato nel 1675; in Germania quello di Berlino fondato nel 1700.
L'invenzione del cannocchiale e del microscopio a prima vista sembra culminante, e tale da aver fatto fare alla scienza dell'ottica un passo gigantesco. Se noi giudichiamo dai vantaggi recatici dai due importantissimi strumenti, certo dobbiamo collocarli al primo posto.
Col cannocchiale spazia lo sguardo nell'immensità de' cieli. Dal caos della Bibbia, dove la materia allo stato aeriforme riempie l'infinito, si vien formando nella fuga dei secoli il cielo stellato, ed ogni stella fissa avrà i suoi pianeti, composti di egual materia, per quanto vari in grandezza, temperatura, condizioni di moto. E a tutta l'infinita varietà de' corpi celesti presiederanno le leggi immutabili dell'indistruttibilità della materia, della conservazione dell'energia, dell'attrazione. Perchè in natura non esiste ripulsione; tutto è infinita sapienza, sommo amore.
Attraverso l'immensità dell'etere giunge a noi, sotto forma di raggio luminoso, il fremito del più remoto astro; quel raggio è il saluto del lontano fratello alla sorella la terra. Quel raggio, rifratto da un prisma nel cannocchiale, è il messaggero che narra la storia del cielo.
Mirabilissima potenza dell'ingegno umano! Il quale, armato del microscopio scende nelle infinite latebre di una goccia d'acqua, e vi discerne miriadi di esseri organici, come le stelle nel firmamento, e li distingue, li classifica, e trae argomento a combatterli, per risparmiare lutti e sventure. E con attento occhio osservando, spia la costituzione della materia cerebrale, e se gli venga fatto di scoprire il mistero del pensiero, di quest'atto fisico, che fa turbinare in sì piccolo spazio l'immensità del creato.
Eppure, per l'invenzione dei due importantissimi strumenti, nota già essendo la rifrazione, la teoria dell'ottica non si è avvicinata di un passo alla spiegazione dei fenomeni luminosi; non ha che messo a disposizione delle scienze nuovi e potenti mezzi di ricerca.
Trovare la causa del perchè un bastone tenuto obliquo nell'acqua sembri spezzato, lo spato islandico faccia vedere doppi gli oggetti, o le piume del collo d'un piccione compariscano iridescenti: ecco un problema assai più interessante per la teoria dell'ottica di tutti i microscopi e cannocchiali.
E per fortuna, l'onore d'averlo risolto spetta ad un nostro italiano che per primo gettò le basi della teoria delle ondulazioni luminose.