Certo, il 1300 è l'ultimo secolo, per Venezia, di un'esistenza sicura e di una politica indipendente. Ma il mutamento in essa avvenuto non dipende da influenza di fazioni, se pur può dipendere indirettamente dalla riforma del Gradenigo.
È che nel secolo successivo Venezia si lascia sedurre dal miraggio delle ambizioni territoriali; è che, abbandonando l'antica orientazione politica, si volge a cercarne una nuova attraverso le mutabili combinazioni dei governi europei; è che il berretto ducale cade sul capo di quell'irrequieto megalomane che fu Francesco Foscari, del quale indarno il buon Mocenigo aveva pronosticati gli errori, e al quale Venezia deve il primo passo sopra una via di mendaci grandezze e d'insanabile decadenza.
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V'è ad ogni modo un nesso storico, che, se non per le cause, avvince a sè pei nomi tutti quei fenomeni di guerra e di rivalità dovunque prodotti.
Per dugent'anni almeno, e se dicessi trecento forse non esagererei, la storia d'Italia è dominata, corrotta, avvelenata da un dualismo fondamentale le di cui origini sono misteriose, indeterminata la fine, il dualismo fra i Guelfi e i Ghibellini.
Le contese possono nascere per qualsivoglia ragione, svolgersi in qualsivoglia ambiente, proporsi qualunque scopo, qualunque interesse, — finiscono per esser classificate secondo una di queste due parole. Uomini, regimi, passioni, delitti, benefizi, non isfuggono a questa alternativa; avranno carattere guelfo o carattere ghibellino. Uno scrittore sarà guelfo, un altro ghibellino. E il senso morale andrà così traviato da queste mistiche nomenclature, che agli occhi dei Guelfi come a quelli dei Ghibellini parranno virtù od eroismi i misfatti compiuti a danno della parte contraria.
Come e quando siano stati veramente applicati questi due nomi alla varietà delle discordie italiane, non è ben chiaro.
L'ipotesi più verosimile è che venissero d'Alemagna; dove, nel castello di Weiblingen, era nato Corrado il Salico, antenato degli imperatori di casa Sveva; mentre i Welf, di Baviera, e imparentati colla casa d'Este, avevano disputato nientemeno che a Federico II la corona imperiale.
Forse quella divisione germanica scese in Italia appunto coi primi eserciti condottivi da Federico II. E l'attitudine ostile da lui presa forzatamente contro i pontefici, unita alle terribili memorie lasciate in Italia dall'antenato suo Barbarossa, diede subito al dualismo italiano un carattere che certo non aveva il dualismo tedesco; cioè un'impronta quasi di libertà nazionali sotto gli auspici dei papi alla parte guelfa; un'aspirazione di potere dispotico, sorretto dagl'imperatori stranieri, alla parte ghibellina.
Verso la metà del secolo XIII cominciano i cronisti italiani a trovare in questo dualismo la ragione storica degli avvenimenti che espongono: ed è già cominciato il 1500 che ancora in alcuni paesi italiani, come a Milano, il nome dei guelfi e dei ghibellini è attribuito a personaggi contemporanei.