Per grande sventura, mancò all'Italia l'applicazione alla vita reale della libertà del pensiero; di maniera che, mentre essa stava operando il suo rinnovamento letterario e artistico, fu vista lasciarsi novamente mettere in ceppi dalle genti straniere, ch'essa avea intellettualmente rigenerate.

Così si aperse all'Italia una nuova èra di servitù, la quale non dovea chiudersi che all'età nostra. In questa nuova missione serbata all'Italia dal suo genio, Roma non poteva conservare il primato tenuto nel passato. La metropoli del mondo cristiano, da cui aveano avuto origine le due istituzioni cosmopolitiche dell'impero e del papato, traversava allora una crisi che minacciava di seppellirla nell'oblio, al pari di un tempio rimasto senza culto e senza sacerdozio. Essa era, infatti, rimasta senza il papato, che era la sua anima, la sua vita; e l'impero non le si faceva vivo fuorchè per comprovare la propria impotenza e ignominia.

Ma, anche indipendentemente da questo suo stato anomalo, Roma non possedeva alcuna qualità che la rendesse idonea ad essere sede della coltura classica risorta. Essa era sempre nel pensiero universale la metropoli necessaria della cristianità: essa poteva quindi aspirare ad essere chiamata la nuova Gerusalemme celeste:

E sarai meco senza fine cive

Di quella Roma onde Cristo è Romano;

Purg., XXI.

ma non avea alcun titolo per tenere il primato nella nuova signoria, che l'Italia era chiamata ad esercitare sull'occidente. E come avrebbe potuto una città, la cui vita parve per secoli andare assorbita dal papato; una città, che pur nel papato personificava la fede cristiana, così da poter quella far dire al poeta:

O Sommo Patre, duca e Signor mio!

Se Roma pere dove starajo io?[2];

come avrebbe potuto, diciamo, tale città essere la sede di una coltura che osava lacerare il velo mistico della fede, venerare gli eroi, i poeti, i filosofi dell'antichità pagana, colla stessa fervida devozione con cui la cristianità avea per lo innanzi venerato i martiri, gli apostoli e i padri della Chiesa, e accogliere nella sua civiltà lo spirito pagano?