Ascoltarono con profonda attenzione le letture del Bonfadini sulle Fazioni, del Bertolini su Roma e il Papato, e di Augusto Franchetti sulle Signorie e le compagnie di ventura; non batterono palpebra udendo la splendida e perspicua esposizione che Pio Rajna fece della Genesi della Divina Commedia; ammiraron plaudenti le pagine magistrali che Isidoro Del Lungo lesse intorno a Dante nel suo poema; manifestarono tutto il loro entusiasmo, quando Enrico Nencioni fece vibrare ne' loro animi gentili le corde più delicate del sentimento, parlando della Letteratura mistica nei secoli XIII e XIV.
Francesco Bertolini.
Romualdo Bonfadini è certamente uno dei più valorosi artisti della parola, e le conferenze fiorentine non potevano esser meglio inaugurate. Il facondo conferenziere fu salutato al suo apparire da un fremito di simpatia, che alla fine d'una dotta e magistrale improvvisazione si mutò in un applauso di ammirazione e di ringraziamento. Sarebbe superfluo altresì riepilogare la lettura dell'illustre Francesco Bertolini, il cui nome è promessa mantenuta di profondità di pensiero e d'eleganza di forma. Questi i due primi conferenzieri, nei quali ognuno riconosce che le qualità preclarissime dell'ingegno sono pari alla fama; poichè i dicitori che la Società Fiorentina raccoglie intorno a sè debbono tutti esser già noti e pregiati dal pubblico, non trattandosi di creare riputazioni campanilesche, ma d'invitare quanti hanno nome di oratori valenti, quanti hanno autorità riconosciute per trattare questo o quel dato argomento. Ma non ci dilungheremo in elogi che potrebbero sembrare superflui. Meglio presentare ai lettori il profilo dei conferenzieri, còlto dal vero da un valente artista quand'eran sulla cattedra; che tentare di parlare dei loro meriti.
Augusto Franchetti, la cui testa va prendendo il colore dell'avorio antico, mentre la barba già nera comincia a inzuccherarsi, è un uomo di elettissimi studi e d'acutissimo ingegno. È avvocato, professore, o meglio libero docente di storia moderna all'Istituto di Studi superiori, insegnante a quello di Scienze sociali intitolato al nome di Cesare Alfieri, accademico della Crusca, segretario della Società dantesca italiana, consigliere del Comune e socio di non so quante altre accademie e sodalizi, alle cui adunanze giunge sempre.... desideratissimo. Fra un processo verbale e un'interpellanza, tra una lezione e una relazione accademica, traduce l'Aristofane, scrive una rivista bibliografica o una rassegna drammatica per la Nuova Antologia, minuta una lettera per alcuna delle sue Società, arrotola la quarantesima sigaretta della giornata e, alle volte, si lascia andare ad un di quei brevi riposi che pur son necessari ad una esistenza così afflitta dalle pubbliche cure.
Augusto Franchetti.
Amico zelantissimo, in tutta questa farraggine di faccende trova ancor tempo di ricordarsi dei molti che gli vogliono bene e di far la sua quotidiana passeggiata pedestre al Viale dei Colli, a tu per tu con qualche libro di scienza. La sua lettura sulle Signorie e compagnie di ventura, che dovè preparare in brevissimo tempo, diè prova dell'erudizione ond'è soppannato, e fu notevolissima per la nova maniera d'illustrare i fatti della storia con documenti della letteratura a quelli contemporanea; onde i versi di Dante, del Petrarca, del Saviozzo senese e d'Antonio Pucci davan luce e vita al racconto, mentre passi e luoghi tolti ai prosatori del tempo a quello aggiungevano forza ed evidenza.