Che fecer di Montagna il mal governo.

Malatestino poi, succeduto al padre nel 1312, volendo insignorirsi di Fano, chiamò a parlamento due dei migliori cittadini, e giunti che furono al ritrovo li fece senz'altro uccidere e gettare in mare.

Similmente a Faenza, nel 1285, Alberigo Manfredi che fecesi poi frate di Santa Maria, per meglio vendicarsi del fratello e del nipote da cui aveva ricevuto uno schiaffo, finse di volersi riconciliare con loro e li invitò a desinare al suo castello di Cerata. Verso la fine del banchetto gridò: “Vegna la frutta„ e i suoi sicarii sbucarono dalla cortina dietro la quale erano appostati e li scannarono. Una multa e un breve esilio composero la faccenda; ma Dante lo trova all'inferno, confitto nel diaccio, dove dice:

Io son Frate Alberigo

Io son quel dalle frutta del mal orto,

Che qui riprendo dattero per figo.

Una particolarità di Maghinardo Pagani che tiranneggiava Imola e Faenza era di recitare scopertamente una doppia parte nella commedia politica fra il due e il trecento: pupillo ed amico del Comune di Firenze, a cui il padre l'aveva raccomandato morendo, e per cui combattè a Campaldino, egli era guelfo in Toscana e ghibellino in Romagna:

Le città di Lamone e di Santerno

Conduce il lioncel del nido bianco,

Che muta parte dalla state al verno.