In man, per darle a voi, Sir di Virtute.

e Roma stessa lo chiamava Cesar mio novello e gli chiedeva di coprire la sua nudità, per dar principio all'affrancazione di tutta Italia.

Infine, riproducendo sott'altra forma la stessa idea, un padovano, Francesco di Vannozzo, gli dedicava una corona di otto sonetti, il primo a nome d'Italia, gli altri delle principali città: Padova, Vinegia, Ferrara, Bologna, Firenze, Rimini, Udine, Viterbo, Roma, tutte unanimi di una sognata concordia; per cui il poeta concludeva:

Dunque, correte insieme, o sparse rime,

E gite predicando in ogni via

Che Italia ride e che è giunto il Messia.

Ma il Messia di Francesco di Vannozzo, come il Veltro di Dante, erano di là da venire. Spirato che fu Giangaleazzo, nel 1402, apparve chiara la vanità di quelle speranze e di quelle profezie. I valorosi capitani che lo avevano servito passarono subito agli stipendi de' suoi nemici: il Barbiano fu assoldato dai Fiorentini, il Del Verme da Venezia, Carlo Malatesta dal Papa; altri si fecero signori di alcune città ribellatesi, come Facino Cane a Alessandria, Ottobono Terzi a Parma, Pandolfo Malatesta a Brescia. La vedova di lui, Caterina, morì in prigione: ai due figliuoli legittimi, che si erano diviso lo Stato, restò soltanto un'ombra d'autorità; ed un terzo, naturale, che comandava in Pisa, ne vendette la cittadella ai Fiorentini. In tal modo si avverò pure questa volta il detto del Villani sulla formazione e sulla fine delle signorie.

XVII.

Anche per noi è tempo di por fine al discorso e di raccoglier le vele. Abbiamo veduto come, dopo essersi sostituito al feudo, il Comune, travagliato da fazioni interne e circondato da potenti nemici, avendo oppresso parte de' suoi abitanti ed escluso dal governo le genti soggette, fosse tratto necessariamente a perdere le proprie libertà ed a trasformarsi in signoria; e come trovasse molti ambiziosi pronti ad assumerne o a usurparne la sovranità col favore d'una fazione o dei più. Abbiamo veduto come questi signori o tiranni sorti cogli accorgimenti, colle violenze o più spesso con gli uni e le altre, fossero costretti a servirsi degli stessi mezzi per mantenersi, e governassero generalmente senza alcuno scrupolo nè freno morale, creando una forma originale di Stato, che per altro conteneva in sè il germe della propria rovina. Abbiamo veduto infine come con tale condizione di cose si collegasse per varii rispetti l'uso delle armi mercenarie e l'origine delle compagnie di ventura; e come le minori signorie andassero a mano a mano inghiottite dalle maggiori.

Questo moto di fatti storici, a cui fa riscontro in altri paesi d'Europa, la costituzione di monarchie nazionali, non produsse in Italia il medesimo effetto; perchè incontrò un invincibile intoppo, non tanto nel papato (come sentenziò il Machiavelli), quanto nell'indole individuale degli Italiani, contrastando alla unità il sentimento proprio delle diverse città e regioni, e mancando tuttavia una coscienza politica nazionale. E qui mi fermo. Non temete che, raffrontando il passato al presente, io vi ripeta ciò che sta scritto nel cuore d'ogni italiano. Qualsiasi più gustoso sapore, diventerebbe stucchevole, se fosse ammannito a tutto pasto.